
medicina Secondo alcuni scienziati britannici dell'Università di Manchester, diretti da Enrique Amaya, in futuro potremo essere capaci di rigenerare le nostre estremità. Il progetto, previsto con una durata di venticinque anni e che costerà sedici milioni di dollari, vuole scoprire le chiavi genetiche che permettono a certi anfibi di rigenerare i propri tessuti in seguito a gravi ferite. Se si potrà stabilire con certezza che anche gli esseri umani possiedono questi geni, in futuro si potrà acquisire la capacità di rigenerare gli arti mancanti. Già si sa che i feti d'età inferiore ai sei mesi, se sottoposti ad operazioni chirurgiche all'interno dell'utero materno, sono in grado di rigenerare completamente le cicatrici e questo è sicuramente un indizio favorevole. Dopo questa capacità scompare. Esperimenti condotti su rane e salamandre stanno dimostrando la notevole capacità di rigenerazione degli arti di questi anfibi. Una ferita equivalente a quella subita da un uomo che cade da una motocicletta a settanta chilometri all'ora si è perfettamente risanata in un'ora e mezzo in una rana. Gli uomini hanno molti geni in comune con gli anfibi, per cui quando si scoprirà quel è il gene responsabile delle guarigioni sarà possibile ipotizzare un futuro in cui gli esseri umani potranno guarire da ferite profonde, inclusa la completa ricrescita di arti amputati, Le prossime ricerche saranno indirizzate suo topi da laboratorio, per vedere le reazioni dei mammiferi, ma sicuramente per giungere a qualche conoscenza utile sarà necessario scoprire il gene della ricrescita. Il fatto che i feti guariscano perfettamente da cicatrici anche profonde fa ben sperare.
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