
cultura (1891 - Svezia - 1974) Il centro del suo pensiero : l'inquietudine e la solitudine eterna dell'uomo. Trascorsa una fanciullezza solitaria e scontrosa, aderiva dapprima a movimenti artistici d'avanguardia, conosciuti a Parigi, poi a delle correnti neorealistiche, ed infine, all'età di venticinque anni, si rifugiava in un castello di vago misticismo e d'apocalittico visionarismo. Avendo le due guerre mondiali minato il senso della vita e della morte dell'uomo, andò in cerca di una solida base spirituale, al posto della fede, per riacquistare la fiducia nell'uomo. Si levò a difesa di ideali umanitari e cominciò ad incentrare la sua ricerca d'una verità assoluta, eppure introvabile, su un formidabile tema religioso : l'uomo e Dio. Nel 1951 ricevette il premio Nobel. Il suo capolavoro fu Barabba, finito col diventare anche un film. Barabba è un criminale a tutto tondo; preterintenzionale parricida, vive alla macchia coi briganti, minacciando, rapinando, assassinando, lussuriando. Separato dal mondo, dagli uomini e da se stesso, in una incommensurabile e incolmabile solitudine. Un bel giorno accade che un certo Cristo va sulla croce al posto suo. Non capisce. Chi è costui ? Perché è successo ? Si deve informare. Lo fa presso i discepoli di quell'uomo. Impara tante cose. Gli piacciono quei cristiani. Vorrebbe avvicinarsi a loro. Ma, per una distorta concezione della solidarietà, volendo difendere una di loro ne ammazza un altro. E così viene allontanato con orrore. E così ricomincia a gironzolare per il mondo come un fantasma. Sempre inquieto e sempre perseguitato dal ricordo di quel Crocifisso, solo col suo tormento ed il suo infinito struggimento interiore, in cerca di qualcuno o qualcosa che non riesce a trovare mai, quasi sempre allontanato dagli altri come una peste. Appressandosi la morte, sulla croce come il suo Uomo, disse all'oscurità, che mai l'aveva abbandonato : "A te raccomando l'anima mia" . Un'altra opera, Sibilla, è emblematica del suo pensiero. Due sono i protagonisti, un ebreo, condannato ad errare per il mondo dalla maledizione lanciata su di lui da un uomo che, passando davanti casa sua, era diretto al Calvario per essere crocifisso, e una Sibilla, condannata ad amare una divinità anonima, lontana, vendicativa e gelosa. Ecco il quadretto. L'uomo "maledetto" e la donna "ingannata". Perché tutto questo ? Ed ecco la risposta della Sibilla : Dio è capriccioso, benedice e maledice a suo talento, e Cristo non è da meno, condannando all'eterna inquietudine un pacifico ebreo; non ci sono dubbi, Dio e Cristo sono inspiegabilmente capricciosi, vendicativi e crudeli. Quale la soluzione della vecchia : "Io levo il pugno contro di lui! Il mio pugno..." Questa che abbiamo tratteggiata è una visione calvinista della vita, quella per cui, non si sa come e perché, alcuni sono predestinati alla gloria e altri alla dannazione eterna. Non possiamo non sottolineare che questo Dio e questo Cristo sono essere sfingei e crudeli, deformazioni mostruose scaturenti da una fantasia cupa e spettrale. In realtà il Dio e il Cristo della storia sono ben altra cosa : giustizia e santità infinite, misericordia e amore senza confini. Questo Dio e questo Cristo non respingono nessuno che voglia veramente entrare nel Regno della Vita eterna. Certo, c'è il cristiano debole, fiacco, tiepido, ma c'è in giro anche quello autentico, per il quale la vita è beatitudine e amore. L'inquietudine che non si placa mai sta altrove.
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