editoriale
prendere o lasciare
di Ada

Non vi sono ormai dubbi che questa campagna elettorale non ancora ufficialmente aperta sarà una delle più intense e, se si può dire, più infuocate. I primi approcci lo dimostrano e non sono tali da rassicurare la maggioranza degli elettori che chiedono a tutti di potersi esprimere sui programmi e anche sull'affidabilità di chi li propone. Le tensioni avutesi nel mese di gennaio non sono che un piccolo anticipo di quel che potrà accadere da qui fino al 9 aprile e non c'è da rallegrarsi. Ma ciò era già nel conto.

Gli schieramenti sono ormai fatti e la nuova legge elettorale non consente per ora grandi prospettive a chi vorrà correre da solo: ci riferiamo evidentemente ai piccoli gruppi politici che rischierebbero di essere tagliati fuori dal parlamento se non dovessero raggiungere il quorum previsto. C'è perciò l'ovvio interesse ad entrare nelle due coalizioni anche perché c'è in ballo il premio di maggioranza, un numero di parlamentari in più da aggiungere a quello ottenuto con la proporzionale. Non ci dilunghiamo sui tanti particolari aspetti del nuovo sistema introdotto, anche se non si può sottovalutare il criterio, a dir poco un po' avventuroso, delle liste bloccate che rafforza solo il potere dei partiti. In sostanza si potrà votare solo per una lista di candidati senza la possibilità di scegliere un nome preferito. Verranno perciò eletti i primi dei candidati nell'ordine con cui sono stati iscritti nelle varie liste e nel numero previsto dal quoziente elettorale cioè dalla quantità dei voti ottenuti nella circoscrizione. In pratica noi elettori saremo costretti a votarli tutti, una volta prescelta una lista anche se vi è stato inserito un personaggio che non ci piace. Prendere o lasciare.

Abolite perciò le preferenze e da una parte è un bene per ciò che comporta, cioè la riduzione delle spese elettorali dei singoli candidati che avranno come compito soltanto quello di lavorare per il successo della lista e non solo del proprio. Ma tutto ciò comporta come si è detto un rafforzamento dei poteri interni dei vertici partitici dai quali dipenderanno le scelte dei candidati, senza la possibilità di elezioni "primarie" che ovviamente non sono proibite, ma che nessuno, almeno per ora, ha voglia di fare o di organizzare.

C'è altresì il rischio, per ora soltanto ipotetico e sperabilmente remoto, che in una delle due Camere la maggioranza può risultare diversa dall'altra o comunque in proporzioni dissimili, con tanti saluti alla "governabilità".

Ma torniamo alle candidature. Ci sono già delle novità singolari, per ora nel campo delle sinistre che fanno in qualche caso un po' sorridere. Va bene il programma di rinnovare tutto e di spingersi verso le generazioni più giovani, ma sembra che i comunisti italiani vogliano giubilare un'icona del loro partito, l'anziano Armando Cossutta, forse perché con la sua austera immagine fa tanto comitato centrale del fu PCUS. Ma che c'entra la figlia, anche lei fuori della lista? E che dire dei DS che dopo aver negato sempre che ci fossero giudici "rossi", si appresterebbero a presentare magistrati in pensione con caratteristiche apparentemente combaciabili con tali "accuse"? Anche nel settore politico opposto non si scherza e i deputati depennati non mancano e non mancheranno di certo.

La fine della legislatura ci consegna la solita battaglia verbale senza esclusione di colpi e di colpe. Chi ha ragione? Un po' tutti, chi più e chi meno, ma fin quando si discute anche animatamente si può affermare che franchezza e onestà intellettuale alla fine dovrebbero prevalere in chi si troverà a decidere con il proprio voto.