cronache
i cacciatori di tesori dello stretto di Gibilterra

E' un sogno di molti quello di trovare un tesoro che cambi la vita. Ma proprio perche' e' un sogno molti non tentano neppure di considerarlo come opportunita'.

Alcuni, pero', grazie anche ai sofisticati apparecchi che la moderna tecnologia offre, non solo cercano tesori nascosti ma ne fanno una vera e propria attivita' tanto redditizia da quotare in borsa le societa' che hanno creato.

Si tratta di societa' specializzate nella localizzazione e nel recupero di tesori nascosti soprattutto nelle stive di navi affondate in epoche piu' o meno lontane nel tempo.

La prima fase del lavoro viene affidata a studiosi che hanno libero accesso agli archivi storici.Qui sono in genere indicati i natanti colati a picco a causa di tempeste o uragani o in azioni belliche.

Greg Stemm, ex-agente pubblicitario statunitense, e' diventato uno dei maggiori esperti mondiali di caccia ai tesori sommersi e di legislazione internazionale in merito ai diritti di proprieta' degli scafi recuperati.

E' convinto che nei fondali dello stretto di Gibilterra a 11 miglia dalla spiaggia spagnola di Atunara giaccia la HSM Sussex con il suo prezioso carico, 9 tonnellate di oro in ghinee inglesi. Questo denaro era destinato al duca di Savoia in cambio del suo appoggio agli Asburgo impegnati nella guerra contro la Francia di Luigi XIV. Il forte vento che spazza lo stretto aveva fatto inabissare, nel 1693, la nave Sussex e le 14 imbarcazioni di supporto che la seguivano.

Secondo le stime della Odyssey Marine Exploration, la societa' creata nel 1994 da Greg Stemm e John Morris, il valore del tesoro si agirebbe intorno ai 3.000 milioni di euro; secondo altre stime intorno ai 400 milioni di euro. Nell'uno o nell'altro caso, si tratta di cifre da capogiro.

La societa', quotata in borsa, ha alle proprie dipendenze cinquanta persone tra marinai, palombari ed esperti di storia e di archivistica. Anche personalita' di rilievo collaborano a vario titolo, come David J. Saul, ex-presidente di Bermuda, Gorge Becker, vice presidente dei parchi acquatici "Sea Word" e Henry Germani Delauze, responsabile della Comex, compagnia di Marsiglia specializzata in lavori a grandi profondita'.

La societa' possiede una nave, la Odyssey Explorer, ex-peschereccio di altura, dotato delle piu' sofisticate apparecchiature per mantenere inalterato il posizionamento dinamico e collegata, tramite una sorta di cordone ombelicale, indipendentemente dalle condizioni del mare, ad un sottomarino del peso di 3 tonnellate e lungo 7 metri che rileva tutte le caratteristiche della nave da analizzare. Il sottomarino, Zeus, simile a quello usato per la ricognizione nel Titanic, e' fornito di bracci meccanici, di videocamere, di un bocchettone che emette getti d'acqua per pulire l'oggetto da esaminare e di una gru capace di sollevare fino ad 1 tonnellata di peso.

Sul piano storico, la societa' Odyssey era entrata in possesso di prove sulla localizzazione della Sussex contenute in una nota, risalente al 1600, fornita da una spia francese che operava a Livorno.

La societa' aveva firmato, pertanto, un accordo con il Ministero della Difesa inglese gia' nel 1999 per la spartizione del carico eventualmente recuperato. L'ingente guadagno sarebbe derivato dalla vendita delle monete a collezionisti e a societa' di numismatica.

Sono ormai sei anni che la base operativa della societa' e' insediata nella baia di Algesiras alla ricerca della Sussex.

La vicenda ha ovviamente acceso grandi polemiche.

E' stato deviato anche il tracciato del gasdotto che trasporta il gas dall'Algeria dopo che la nave italiana, che posava i tubi, si era imbattuta nel relitto della nave inglese.

La proprieta' della Sussex dovrebbe essere dell'Inghilterra in quanto la nave apparteneva alla flotta del Regno Unito.

Un precedente scaturisce dalla sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti che aveva stabilito che due fregate spagnole affondate duecento anni fa allargo della Virginia appartengono di diritto al Regno di Spagna.