editoriale
ad abundantiam
di Ada

A dispetto di quel che qualcuno può pensare – anche con un po' di invidia - questo periodico è guidato da due direttori che s'integrano perfettamente. Al momento però ci troviamo lontani diecimila chilometri l'uno dall'altro e Dio mi guardi da un cesarismo di ritorno, se poi dovessi fare la fine di Pompeo, ma questa è un'altra storia. Ma veniamo al dunque. Perché vi dico questo ? Perché ho iniziato questo scritto con le prime cinque parole con le quali un noto direttore di un arcinoto giornale quotidiano ha aperto un ormai notissimo articolo indicando ai lettori la "Scelta del 9 aprile"? Perché anche noi della "Folla" dobbiamo fare la nostra scelta nel nostro piccolo, si fa per dire. E allora si è deciso di pubblicare integralmente il testo stenografico di un lungo colloquio intercontinentale tra noi due sul difficile argomento.

ADA - Dobbiamo decidere per chi voteremo e dirlo ai nostri lettori.
G.M. - Ho letto, ho letto. Ma è proprio necessario?
ADA - Ormai lo fanno tutti, è passato il tempo del cerchiobottismo. E' la moda.
G.M. - Qui non è ancora arrivata. Non siamo in un Paese anglosassone.
ADA - Anche qui, caro amico, ma qualcuno dice che tra poco i piccoli italiani avranno una seconda lingua madre, l'inglese e quindi ci dovremo adattare.
G.M. - Ma va! Una seconda lingua madre? Si nasce due volte ora?
ADA - Non sto scherzando. Anzi, ti dico che anche il nostro CDR vuole una precisa presa di posizione.
G.M. - Ma da quando abbiamo anche noi un Comitato di redazione?
ADA - Da una settimana. Tutti i collaboratori sono in subbuglio. Quelli di sinistra soprattutto, ma anche quelli di destra. Ho l'impressione che i primi vogliono cacciare gli altri e viceversa.
G.M. - Mado', ma sono matti, non vi posso lasciare soli per un po'e succede il finimondo.
ADA - Lasciamo stare, ma si deve decidere .
G.M. - Mi trovi impreparato.
ADA - Francamente ti devo dire che io saprei per chi votare. Non me la sento di dirlo ai nostri lettori ai quali probabilmente non gliene importa niente. E poi i dubbi mi sono aumentati.
G.M. - Anche io. E allora facciamo una cosa. Puntiamo sui programmi.
ADA – Lasciamo stare: le sinistre per spiegarli hanno scritto un librone di 280 pagine che nessuno leggerà mai, le destre espongono i loro in interminabili filippiche notturne che conciliano il sonno.
G.M. - Ma i collaboratori che scrivono?
ADA - Niente. Dormono anche loro.
G.M. - Come mai ora i tuoi dubbi sono aumentati?
ADA - Hai visto "Il grande sonno"?
G.M. - No, è un nuovo film italiano?
ADA - Magari. No. Presentato come il "duello" del secolo, il dibattito preelettorale in TV tra i due aspiranti premier ha deluso tutti. Dovevamo essere informati per poi decidere ed invece siamo tornati al punto di partenza. Forse la colpa sarà stata delle regole ferree stabilite per il dibattito (che hanno bloccato il "grande comunicatore"), forse il professore si trovava più a proprio agio dall'alto della sua cattedra tanto da intimidire i due giornalisti che facevano domande da liceali. Certo è che mai si è vista in TV una esibizione più plumbea e grigia in campagna elettorale. I sedici milioni di telespettatori si aspettavano di più, da entrambe le parti. Dal Cavaliere nulla di nuovo. Abituato a parlare a lungo, a valanga come Fidel Castro, non è riuscito a sintetizzare.
G.M. - Si può dire chi ha vinto?
ADA - Come il solito entrambi dicono di aver vinto, è certo però che gli elettori hanno perso un po' di fiducia: non è stata trasmessa alcun'emozione, neppure un'indicazione sul futuro del Paese, neanche uno stimolo, tanta inutile freddezza.

POST SCRIPTUM

Ho dovuto ragguagliare l'amico G.M. - il quale ha già votato presso il locale consolato italiano - sugli ultimi sviluppi della campagna elettorale.
Gli ho mandato una email di cui trascrivo il contenuto: "Ti invidio perché sei lontano dall'Italia e non assisti direttamente a quanto accade da noi. A pochi giorni dalle elezioni i due aspiranti premier si sono di nuovo incontrati o scontrati in TV . Questa volta non si è dormito, anzi alla fine qualcuno è saltato sulla sedia per applaudire o per deprecare quanto ha promesso Berlusconi se dovesse tornare al Governo: la soppressione dell'ICI sulla prima casa, quella in cui si abita. Il premier uscente non è stato di una eleganza sopraffina perché parlando per ultimo non ha dato possibilità all'avversario di replicare e anzi. Il giorno successivo parlando ad un'assemblea, ha rincarato la dose affermando di voler vedere in faccia quel c… che rifiuterebbe l'occasione di non pagare più una tassa che l’80 per cento degli italiani (tanti sono i proprietari di case) ritiene quanto meno iniqua. E' stata la risposta - riteniamo - a quel "delinquente politico" che Prodi aveva rivolto giorni fa al ministro del Tesoro per le sue critiche alla politica fiscale che le sinistre vorrebbero portare avanti e a quel "ubriaco che si aggrappa ad un lampione" allo stesso Berlusconi. Questo scambio di "gentilezze" sulle tasse ha caratterizzato la fine della campagna elettorale. Noi vogliamo aggiungere solo un particolare non secondario e forse più serio: bisogna questa volta votare perché la nuova legge proporzionale prevede un premio di maggioranza (una sessantina di deputati in più) allo schieramento che avrà ottenuto sia pure un voto in più degli avversari. Una domanda inquietante è d'obbligo: e se questo voto fosse proprio il mio?"