opinioni e commenti
diritti per le scimmie
di Guillermo Juan Morado

Il gruppo parlamentare socialista spagnolo desidera che il Governo appoggi il denominato "Proyecto Gran Simio", una iniziativa propugnata dal filosofo Peter Singer che pretende l'inclusione dei primati (scimpanzé, gorilla, bonobi e oranghi) nella categoria di "persone", concedendo ad essi la conseguente protezione morale e legale, fino ad ora riservata solo agli umani.

Il Progetto, che afferma di ispirarsi agli ideali della società antischiavista, fa partire le proprie argomentazioni dal patrimonio genetico che accomuna gli umani a questi antropoidi, così come dalla somiglianza che, secondo i promotori dello stesso, esiste tra il comportamento degli umani e quello di questi animali.

A questo punto, uno non si stupisce più di niente. Si potrebbe pensare che tutto si risolva in una simpatica discussione in sede parlamentare, come altre alle quali assistiamo ogni giorno. Ma sembra che la questione prenda una piega seria e potrebbe trovare sbocco in una legge che collochi la Spagna "all'avanguardia" mondiale della difesa delle scimmie. La Spagna è sempre differente. Ogni giorno di più.

Nonostante ci siano migliaia di esseri umani vessati nella propria dignità, che non vedono riconosciuti i propri diritti, che sono oggetto di sfruttamento, di compravendita o di schiavitù -situazione che non sembra allarmare Singer ed i suoi seguaci- ciò che più richiama l'attenzione su questo progetto non è il desiderio di trattar bene le scimmie, ma la volontà di ridefinire il concetto di persona. Il riconoscimento della singolarità umana è in dubbio. E, conseguentemente, lo è ugualmente il riconoscimento della ragione in base alla quale l'essere umano è persona e soggetto di diritti inalienabili.

Per quanto di parentela biologica può esserci tra esseri umani ed oranghi, scimpanzé, gorilla e bonobi, nell'uomo c'è un salto di qualità in virtù del quale è "persona"; vale a dire un individuo razionale, un "qualcuno" e non un "qualcosa", capace di conoscersi, di essere padrone di sé, di esercitare la propria libertà e di entrare in comunione con altre persone. Se andiamo alla radice, la singolarità umana trova il suo ultimo fondamento nella capacità di essere interlocutore di Dio, per essere l'uomo stato creato "ad immagine di Dio", in grado di conoscere ed amare il suo Creatore. Nella condizione di persona si trova la base dei diritti fondamentali dell'uomo; diritti inalienabili, che non sono il risultato di una concessione dello Stato, ma che sono precedenti a tutta la legislazione positiva.

Gli animali, compresi gli animali più vicini all'uomo nella scala evolutiva, non sono titolari di diritti. Spesso le caratteristiche umane che si attribuiscono ad essi sono il risultato della proiezione che sul loro comportamento si fa degli atteggiamenti che permettono di comprendere il comportamento umano. Che gli animali non siano titolari di diritti, e molto meno di diritti "umani", non significa che noi uomini non abbiamo obblighi verso di essi. Li dobbiamo valorizzare e dobbiamo evitare, per rispetto alla nostra dignità, di farli soffrire inutilmente o sacrificare senza necessità le loro vite.

Se il "Proyecto Gran Simio" andasse avanti giungeremmo al paradosso di veder riconosciuta ad un orangutango una serie di diritti che si negano ad un feto umano di sette mesi, ad un malato terminale, ad un bambino colpito da paralisi cerebrale. Tutto molto "logico" dal punto di vista dei parametri della filosofia animalista, ma tutto molto inumano e molto decadente. Anche oggi, quando si allontana dal senso comune, il sonno della ragione genera mostri.