
religione Nel mese di gennaio di quest'anno, 2006, il Centro di Pastorale Liturgica di Barcellona pubblicava una "Novena al Sacro Cuore di Gesù" scritta da me. Il mio intento nello scrivere questo piccolo libro era duplice: da una parte, dimostrare l'attualità di un genere di letteratura di devozione - le "Novene" - che permette di trasmettere al popolo fedele, in maniera accessibile, elementi e contenuti della fede e della vita cristiana. In maniera accessibile non significa in modo superficiale, perché si può cercare di comunicare verità salde con un linguaggio non riservato esclusivamente agli esperti. Ma, oltre a questo intento divulgatorio, mi spingeva una seconda ragione: la convinzione che il culto al Sacro Cuore di Gesù incide su di un aspetto essenziale della fede cristiana, l'amore di Dio manifestato nella consegna di Gesù Cristo alla Croce, nel suo Cuore trafitto. In quattro mesi la "Novena al Sacro Cuore di Gesù" è andata esaurita ed il Centro di Pastorale Liturgica prepara una seconda edizione. Va detto, ad onor del vero, che molte altre case editrici, quando offrii loro il manoscritto, mi risposero dicendo che questo genere di scritti non trovava posto nei loro cataloghi. Aprendo la pagina web della Santa Sede www.vatican.va trovo adesso una piacevole sorpresa: il Papa Benedetto XVI ha scritto una lettera al Preposito Generale della Compagnia di Gesù, padre Kolvenbach, "in occasione del cinquantesimo anniversario dell'Enciclica Haurietis Aquas, con la quale si promuoveva il culto al Cuore di Gesù". Nella lettera di Benedetto XVI, un'enciclica di Pio XII, di cinquant'anni fa, la Haurietis Aquas, è riletta ed attualizzata con l'aiuto di un'altra enciclica, la Deus caritas est. La continuità è perfetta. Tra un'enciclica e l'altra si menziona la lettera inviata da Giovanni Paolo II a padre Kolvenbach a Paray le Monial nel 1986. Giovanni Paolo II affermava in questo testo: "Unito al Cuore di Cristo, il cuore umano impara a conoscere il senso vero ed unico della vita e del proprio destino, a comprendere il valore di una vita autenticamente cristiana, a guardarsi da certe corruzioni del cuore, ad unire l'amore filiale verso Dio all'amore per il prossimo. Così - e questa è l'autentica riparazione richiesta per mezzo del Cuore del Salvatore - sulle rovine accumulate dall'odio e dalla violenza, potrà essere edificata la civiltà del Cuore di Cristo". Per Benedetto XVI l'approfondire il rapporto con il Cuore di Gesù continua ad essere per i cristiani "un impegno sempre attuale", nel senso di "ravvivare in se stesso la fede nell'amore salvifico di Dio, accogliendolo sempre più nella propria vita". Quattro verbi marcano il dinamismo di questa accoglienza: conoscere, sperimentare, vivere e testimoniare. "Conoscere" l'amore di Dio, che si manifesta nella Croce di suo Figlio, non si riferisce solo al contenuto del culto e della devozione al Cuore di Gesù, ma giunge "al contenuto di tutta la vera spiritualità e devozione cristiana". "Sperimentare" l'amore di Dio va oltre l'ambito della conoscenza, per addentrarsi nell'esperienza personale di lasciarsi modellare da questo amore gratuito. "Vivere" e "Testimoniare" l'amore di Dio equivalgono a rispondere ad una chiamata, che ci spinge ad essere "più disponibili ad una vita per gli altri". In sintesi, per Benedetto XVI, come per i suoi predecessori, lo sguardo al Cuore trafitto del Redentore "non può essere considerato come una forma passeggera di culto o di devozione", ma è "imprescindibile per un rapporto vivo con Dio".
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