religione
direzione strategica nella comunicazione nella Chiesa
di Giovanni Tridente

300 partecipanti prvenienti da circa 50 Paesi del mondo, 15 relatori, 32 proponenti "comunicazioni", oltre 50 giornalisti accreditati. Sono questi i numeri del V Seminario professionale sugli Uffici di Comunicazione della Chiesa, promosso dalla Facoltà di Comunicazione sociale istituzionale della Pontifcia Università della Santa Croce e svoltosi dal 27 al 29 aprile 2006.

Un incontro professionale eminentemente pratico, che ha visto responsabili degli uffici di comunicazione della Chiesa, studiosi e giornalisti confrontarsi sul tema: "Direzione strategica della Comunicazione nella Chiesa. Nuove sfide, nuove proposte", analizzando così alcuni di quei punti relativi alla direzione di un dipartimento di comunicazione: "la compatibilità fra le strategie a lungo termine e il lavoro quotidiano; i criteri per determinare obiettivi prioritari; la metodologia di elaborazione dei piani di comunicazione; le qualità direttive dei responsabili dell'ufficio".

Ogni sessione di lavoro è stata caratterizzata dallo studio di un case e da un panel di discussione.

Il tutto ha avuto inizio giovedì 27 aprile con la relazione introduttiva del prof. Juan Manuel Mora, docente di Comunicazione e management alla Santa Croce, intitolata "Alcune chiavi per la direzione degli uffici di comunicazione della Chiesa".

"Il lavoro di comunicazione istituzionale cerca di esprimere l'identità dell'organizzazione, non di inventarla" - ha dichiarato Mora -. "Nel caso di un'istituzione religiosa, essere chiari non significa rinunciare al mistero, negare la trascendenza, banalizzare il messaggio: questo equivarrebbe a dimenticare la propria identità. Essere comprensibili significa piuttosto, situare nel suo contesto l'esperienza religiosa, trasmettere il significato delle azioni, i motivi e le finalità".

"La direzione strategica della comunicazione nella Chiesa punta a fare in modo che l'immagine pubblica rifletta fedelmente la realtà della Chiesa; nei suoi aspetti essenziali, non in questioni secondarie; in modo stabile, non sporadico; con l'attiva partecipazione di quanti appartengono all'istituzione".

Nel pomeriggio del giovedì è stato affrontato il primo Case studies sulla "Valutazione di programmi di comunicazione", durante il quale sono state messe a confronto le realtà della Chiesa italiana - con mons. Claudio Giuliodori, direttore dell'Ufficio di Comunicazione della Conferenza Episcopale Italiana - e della Chiesa statunitense - con mons. Francis Maniscalco, Direttore di Comunicazione della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti.

Mons. Giuliodori si è soffermato sull'esperienza del recente referendum sulla fecondazione assistita, "una sfida culturale di primaria importanza dove non era in gioco solo una legge, ma una visione dell'uomo e della sua dignità, della famiglia e dei suoi legami, della società e del suo rapporto con i diritti e la scienza". Valutando l'esperienza "comunicativa" adottata dalla Chiesa italiana, il Direttore dell'Ufficio Nazionale per le Comunicazioni Sociali della CEI ha parlato di una occasione in cui "tutto il mondo cattolico si è sentito interpellato" mentre "agli specialisti e agli scienziati" è spettata "un'opera di promozione culturale che facesse capire come le ragioni della vita non fossero contrarie a quelle della scienza".

Tra le note innovative e particolarmente efficaci scaturite da questo "confronto", Giuliodori ha evidenziato "la centralità dei nuovi media elettronici, in particolare di internet. Il sito www.comitatoscienzaevita.it ha ricevuto in poco più di 4 mesi quasi 400mila visite per un totale di due milioni e 300mila pagine visitate. Il materiale offerto on-line (locandine, brochures, ma anche documenti di testo, atti legislativi, foto, powerpoint) è stato scaricato dal sito nell'ordine di quasi 610mila downloads effettuati". "Numeri che dicono come questo strumento sia stato prezioso e abbia offerto l'opportunità di lavorare insieme a persone lontane geograficamente (i comitati locali) e intercettato le esigenze di chi voleva informarsi rapidamente (soprattutto giovani, data la natura del mezzo, ma non solo).

"Il referendum è servito anche per ridefinire il ruolo dei cattolici nel Paese - ha proseguito mons. Giuliodori -. Essi si sono dimostrati solleciti difensori e promotori dei valori fondamentali e irrinunciabili della vita sociale: valore della vita, centralità della famiglia, scienza, cultura, solidarietà e sussidiarietà. Un dato interessante da sviluppare è rappresentato poi dalle significative convergenze, che abbiamo già evidenziato, con i non cattolici sui valori della vita".

La sessione pomeridiana del giovedì è stata inoltre caratterizzata da una tavola rotonda sul tema: "Prendere l'iniziativa. Esperienze di uffici di comunicazione di diocesi e conferenze episcopali" moderata dal direttore di Zenit, Jesus Colina e alla quale sono intervenuti la dott.ssa Maria Hasselgren dell'ufficio stampa della Diocesi di Stoccolma, il prof. Victor Khroul dell'ufficio stampa della Conferenza Episcopale della Russia e il dott. Jan-Willem Wits, portavoce della Conferenza Episcopale Olandese.

I lavori del venerdì si sono aperti con l'intervento di Mons. Angelo Amato, Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, sul tema: "La presentazione del Magistero della Chiesa nel mondo dei media".

"Magistero e comunicazione sono in stretta relazione, dal momento che spetta al Magistero interpretare con fedeltà e comunicare con autorità ai fedeli la Parola di Dio", ha esordito mons. Amato. "In realtà, non sempre la situazione concreta corrisponde a questo ideale, dal momento che ci sono condizioni che ne intralciano l'attuazione. La sfida si trova, dunque, "nella formazione, che implica una agenda creativa, di alta qualità culturale e soprattutto di profonda educazione alla fede".

In tale contesto, la stampa cattolica, "nazionale, diocesana, parrocchiale" è chiamata ad avere una duplice attenzione verso le novità e la formazione continua. "Occorre cioè che la comunicazione religiosa cattolica tenga conto dell'attualità delle notizie, ma con una precisa peculiarità".

A seguire, è intervenuto il prof. Diego Contreras, docente di Analisi dell'Informazione presso la Santa Croce, il quale ha affrontato il tema: "framing e news values nell'informazione sulla Chiesa cattolica". "Forse è inevitabile un certo livello fisiologico di sospetto reciproco tra il giornalista di un mezzo di comunicazione e il comunicatore istituzionale - ha affermato Contreras-. Ma è assurdo il ragionamento di chi pensa (da parte della stampa) che si può fare un autentico giornalismo solo quando si attacca. Oppure (da parte del dipartimento di comunicazione) che ogni critica è, per definizione, un attacco. In realtà, è preferibile sottolineare quello che unisce. Per esempio, l'esistenza di un nemico comune: l'ignoranza del pubblico".

Il secondo Case studies del Seminario ha visto la partecipazione del dott. Austen Ivereigh, direttore degli Affari pubblici dell'arcivescovo di Westminster (Londra), su "Rispondere alle notizie in un ambiente post-cristiano" e del dott. Marco Tosatti, Vaticanista de La Stampa, su "L'agenda dei media e l'agenda della Chiesa. Una prospettiva giornalistica".

"La Chiesa ottiene 'citazioni ed elogi' quando quegli interventi convergono con le posizioni degli interessi laici, silenzio e critiche aspre fino al motteggio quando la dottrina della Chiesa e la cultura da essa ispirata non possono essere piegate a quelle posizioni o interessi - ha affermato Tosatti -. Ciò che desiderano i giornalisti che bussano alla porta di un ufficio comunicazione della Chiesa è: affidabilità, sincerità e disponibilità".

Nel pomeriggio del venerdì è stato quindi affrontato il secondo Panel, sul tema: "Comunicare l'essenziale è possibile? Il difficile passaggio dall'informazione 'ecclesiastica' all'informazione 'religiosa'. Sono intervenuti Maria Grazia Murru e Patricia Thomas, Vaticaniste dell'Associated Press Television News che hanno affrontato il tema "La religione nei media secolari" e Gennaro Ferrara di Sat2000, che ha letto la relazione del direttore di Avvenire, Dino Boffo, su la "religione nei media cattolici".

"I media cattolici dovrebbero parlare di tutto, assolutamente di tutto tenendo presente e lasciando trapelare che credere è moderno - ha affermato Boffo -. Parlare di tutto senxza farsi contagiare dall'opinione diffusa secondo cui la religione sarebbe un fatto residuale". "Bisogna parlare anche delle notizie più scomode. Parlarne con prudenza ma senza reticenze o timori, perché Dio è più grande dei nostri peccati".

La giornata conclusiva dei lavori, sabato 29 aprile, si è aperta con una Santa Messa in onore di S. Caterina da Siena nella ricorrenza del X Anniversario della Facoltà di Comunicazione. La celebrazione è officiata da Mons. John Foley, presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali presso la Basilica di S. Maria sopra Minerva.

"La comunicazione è uno dei più importanti servizi diaconali del nostro tempo - ha affermato nella sua omelia Mons. Foley -. Noi tutti siamo chiamati ad essere creativi nel nostro messaggio per ottenere l'attenzione di coloro che in tutto il mondo avvertono la necessità della Buona Novella di Gesù Cristo".

Alle 10.00 si è svolta poi una sessione pratica con Barry McLoughlin e Laura Peck, del McLoughlin Media del Canada, intitolata "Codice di navigazione dei portavoce della Chiesa".

I lavori si sono conclusi con l'intervento del Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Joaquin Navarro-Valls, il quale ha offerto uno spaccato degli eventi dell'aprile del 2005: "Da Giovanni Paolo II a Benedetto XVI, un anno dopo".

"Offrirò degli spunti eminentemente pratici - ha esordito il portavoce della Santa Sede - trovandomi davanti ad una platea di professionisti del mondo della comunicazione della Chiesa".

Due gli aspetti professionali evidenziati: "la necessità di creare una struttura informativa e una strategia comunicativa adeguate". L'ospite ha dunque sviluppato da un punto di vista accademico i due approcci, partendo dalle questioni logistiche fino alle necessità dei singoli giornalisti.

"Voglio che resti chiara una cosa - ha detto a conclusione del suo intervento -. Si tratta di un fattore assolutamente previo, imprescindibile per un comunicatore della Chiesa: l'accesso ai fatti e alle persone. Se il comunicatore stesso non è sicuro di quello che sta per trasmettere, non trasmetterà mai sicurezza a chi è lì ad ascoltarlo".

Durante i lavori del Seminario, Docenti e professionisti dei media secolari e cattolici hanno offerto inoltre i loro punti di vista sul lavoro degli uffici di comunicazione della Chiesa mediante la presentazione di oltre 30 "comunicazioni". Tra le altre si segnalano quelle di Laura Sheahen su "The Church in a Wired Worl", Carlos Briceno su "Podcasting: A New Medium for the New Evangelization", Lisa Wheeler su "The Interregnum and The Da Vinci Code: Case Studies in Effective Communications", di Miriam Diez Bosch, su "La comunicazione della Conferenza Episcopale Spagnola", di Joan-Andreu Rocha Scarpetta su "La responsabilità degli Uffici di Comunicazione della Chiesa in contesto ecumenico e interreligioso", di Klaus Klein-Schmeink su "La GMG 2005 a Colonia nello specchio della stampa tedesca".