elzevirino
pensieri in libertà
di Teddy Martinazzi

Non si prevedono scioperi, cortei, sit in di protesta. Il nuovo governo ha resuscitato il ministero dell'Università, "spacchettandolo" dall'Istruzione, ma nessuno sembra averci fatto caso, con buona pace del politico (di sinistra) Bassanini, che della riduzione del numero dei ministeri aveva fatto, illo tempore, la sua bandiera.

L'eccessivo numero di ministri, viceministri e sottosegretari non è, ovviamente, una prerogativa di questo Esecutivo, dato che rispetto a quello precedente abbiamo "solo" venticinque ministri invece di ventiquattro ma, guarda caso, il ministro in più è quello dell'Università, un ministero che tante polemiche aveva generato ai tempi della Prima Repubblica, quando fu creato espressamente per il rettore della Sapienza Ruberti. L'istruzione del cittadino è una priorità per una nazione che crede nel proprio futuro e, all'interno dei diversi ordinamenti scolastici, dovrebbe essere affidata ad un solo ministro.

Quanto alla figura del ministro Mussi, non si capisce quale attinenza possa avere con il secondo settore del suo dicastero, la Ricerca scientifica; dato che può vantare studi classici presso la prestigiosa Scuola Normale di Pisa, è sicuramente uomo di ricerca, ma, quanto al resto, i maligni direbbero che sa giocare a scopone (scientifico). Ma l'interesse per questo settore Mussi l'ha mostrato subito, entrando a gamba tesa nel discorso delle cellule staminali.

Senza consultarsi con nessuno ha di fatto ritirato l'Italia dal gruppo di nazioni che a livello europeo hanno firmato la dichiarazione etica di non finanziamento delle ricerche sulle staminali embrionali, conseguendo il doppio risultato di aiutare centri esteri che fanno ricerca in un campo in Italia vietato da una legge confermata da un referendum e di ridurre le risorse di quelle istituzioni italiane che si occupano di staminali adulte. Bel colpo.

La mossa di Mussi ha se non altro avuto il "merito" di spiazzare tutti quei cattolici che si illudevano che su certi temi sensibili per la loro coscienza il nuovo Esecutivo non avrebbe cambiato di molto le cose. Errore. In cinque anni avranno modo di vederne delle belle, cominciando dai PACS e proseguendo con il matrimonio gay.

L'onorevole Lanfranco Turci ha avuto modo di zittire per radio una costituzionalista affermando che il referendum in realtà non è stata una vittoria dei contrari alla sperimentazione sugli embrioni, in quanto, secondo lui, un referendum si vince con i sì o con i no e non con l'astensionismo. Quindi non di vera vittoria si tratta e si può disattenderne l'esito. In realtà la storia dei referendum in Italia è costellata di vittorie disattese, come quello sul finanziamento pubblico dei partiti, e di autentiche prese in giro, come nel caso della responsabilità civile dei giudici, i cui oneri furono per legge assunti dallo Stato (dov'è la responsabilità, direbbe Totò) e in quello dell'abolizione del Ministero dell'Agricoltura, che ha cambiato semplicemente nome.

In quest'ultimo caso era in effetti improponibile che a Bruxelles non ci fosse più un rappresentante governativo, lasciando l'agricoltura italiana in mano a diciannove assessori regionali più due provinciali (Trento e Bolzano), con il potere contrattuale che si può immaginare. Se si chiama, però, il popolo ad esprimersi, bisogna poi attenersi alla sua volontà. Non si può parlare di volontà popolare solo quando collima con le proprie idee e trattare, invece, gli elettori da minus habentes quando la pensano diversamente. La maggioranza degli italiani ha deciso, l'anno scorso, che la legge sulla fecondazione assistita va bene così come è stata approvata. Cambiarla sarebbe l'ennesima presa in giro.