cultura
consigli per scrivere online
di Juan José García-noblejas

"Consejos vendo, y para mi no tengo" dice un proverbio spagnolo. O, come dice Oscar Wilde con la sua tipica arguzia, "i buoni consigli che mi danno mi servono solo per passarli agli altri".

Il proverbio e l'ironia di Wilde mi tornano in mente leggendo quanto pubblicato da Jonathan Dube, editore di Cyber Journalist. Net come raccomandazioni o consigli in Journalism.Org, sotto il titolo "A Dozen Typs For Writing News Ondine".

Si tratta di una dozzina di consigli molto validi, che giungono dall'esperienza di qualcuno che conosce ciò di cui parla. Ma mi sembra che si dimentichi di esplicitare e sottolineare un paio di idee che più o meno restano tra le righe. Sono le seguenti, che in qualcosa aiutano ad illuminare il panorama del lettore: "scrivi di qualcosa che sai" e "dai per opinione quello che ritieni opinione; per dubbio quello di cui dubiti; per sicuro quello che ritieni certo e per vero quello che ritieni vero".

Per il resto, raccomando vivamente di leggere con attenzione questi consigli di Jonathan Dube. Sono un efficace aiuto. Nonostante di qualcuno di essi - ecco il ricordo del proverbio e di Oscar Wilde - io stesso non tengo conto.

Mi riferisco, soprattutto, alla prima parte dell'attuale "Short But Sweet". E' riproposto che la brevità è questione del tempo dedicato a scrivere: se c'è molto tempo, si possono scrivere cose brevi, senza ridurre la sostanza dell'articolo.

Ha ragione Jonathan Dube, quando raccomanda quanto affermato da Roy Peter Clark (How To Write A Good Story In 800 Word Or Less) sul fatto che qualsiasi storia si può scrivere con ottocento parole.

La piccola ironia che si può fare a questo proposito, ricordando quanto affermato dal proverbio e da Oscar Wilde, è che quanto scritto da Roy Peter Clark occupa tremila parole.

Ad ogni modo tanto Dube quanto Clark chiariscono che si tratta di semplici consigli, non di una regola.

In questo affare di lettura e scrittura non ci sono regole fisse, a parte quelle grammaticali e quelle dell'urbanità. Se in una nota ondine è insita una motivazione forte per continuare a leggere, normalmente il lettore prosegue nella lettura.

Proprio di ciò è che il The Stanford - Poynter Eyetrack Study, sebbene il suo metodo non sia del tutto condiviso, ha messo in chiaro che in media gli articoli ondine sono letti per il settantacinque per cento della loro lunghezza, mentre per quelli a stampa la percentuale è solo del venti, trenta per cento.

Spero che il lettore sia giunto fino a qui.

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