opinioni e commenti
telefoni roventi
di Alessandro Ceravolo

Dopo lo scandalo Antonveneta, il caso Unipol, il coinvolgimento di Fazio; dopo Calciopoli, le rivelazioni degli arbitri, il sistema Moggi; dopo l'incarcerazione di Vittorio Emanuele, i cd contraffatti, le ritrattazioni delle showgirls, probabilmente è arrivato il momento di analizzare il ruolo, evidentemente centrale e insostituibile, delle intercettazioni telefoniche all'interno di un sistema che, ogni giorno di più, sovrappone lo scandalo e il gossip alle indagini delle diverse magistrature.

L'Italia è, infatti, il paese europeo che registra il maggior numero di telefonate private (negli ultimi cinque anni sono stati intercettati oltre un milione e mezzo di italiani) e che sta rapidamente scoprendo quanto la fuga di tali nastri dalle magistrature possa risultare dannoso sia per i singoli "spiati" che per intere aziende. La repentina pubblicazione delle trascrizioni su numerosi quotidiani non ha solamente messo anticipatamente in cattiva luce personaggi successivamente indagati, ma ha anche ostacolato numerose indagini e influenzato pesantemente gli indici di mercato di titoli assai influenti all'interno del quadro finanziario nazionale.

Per ovviare a tali problematiche, alla luce di ciò che è recentemente accaduto, è probabilmente necessario correggere il disegno di legge del settembre 2005 riguardante le intercettazioni; vediamone i punti principali:

  • le intercettazioni telefoniche potranno durare più di tre mesi solo per i reati di terrorismo, mafia e minacce a mezzo telefono (rispetto alla precedente normativa è stato inserito il terrorismo tra i reati gravi).
  • le persone intercettate che non risultano indagate dovranno essere avvisate di essere sotto controllo.
  • Il magistrato che rilascia dichiarazioni sul procedimento che gli è stato affidato avrà l'obbligo di astenersi dalle udienze. Nel caso in cui, invece, il Pm riveli il contenuto di atti coperti dal segreto di ufficio, quali le intercettazioni, allora potrà essere sostituito.
  • I giornalisti che pubblicano il contenuto di intercettazioni coperte da segreto rischiano non più il carcere (come previsto in una prima bozza) ma solo ammende più salate: da 500 a mille euro anziché dai 51 ai 258 euro previsti precedentemente dal codice. Nell'ultima versione del provvedimento non si parla più di sospensione dalla professione per tre mesi (decisione che sarebbe stata presa dal consiglio dell'ordine dei giornalisti).
  • Viene indicata una nuova figura, quella del funzionario responsabile del servizio intercettazione, designato dal procuratore della Repubblica, che avrà il compito di tenere il registro riservato delle intercettazioni e l'archivio riservato nel quale sono custoditi i verbali e i supporti.

Per quanto la normativa possa apparire soddisfacente sotto molti punti di vista (meno di un anno fa entrambi gli schieramenti erano convinti di non poter giungere a risultati migliori di questo), il disegno di legge ha evidentemente dimostrato i suoi punti di debolezza, primo fra tutti l'esiguità delle multe per i giornalisti: quale direttore di testata non vorrebbe pagare una multa di 1000 euro per vedere le dichiarazioni di un politico o di un personaggio influente a nove colonne sulla propria prima pagina? La durata delle intercettazioni ha, inoltre, causato paradossi di difficile soluzione: non trovandoci di fronte ai reati gravi sopraelencati, i tre mesi di intercettazioni disponibili non hanno fatto altro che mostrare la parte superficiale di scandali che affondano le proprie radici in sistemi probabilmente assai più complessi, frequentati da altrettanto numerosi personaggi influenti che sono stati semplicemente più abili di altri a sfuggire ai controlli telefonici. Un nutrito gruppo di personalità ha visto, infine, crollare la propria credibilità a causa delle pubblicazioni delle proprie conversazioni pur non essendo minimamente indagate in alcuna delle inchieste: a cosa serve essere avvisati di essere sotto controllo se non c'è modo di bloccare il lavoro dei giornalisti?

In questa torrida estate italiana di scandali e telefoni probabilmente non verrà effettuata alcuna modifica al disegno di legge ma sicuramente, da settembre in poi, fioccheranno nuove proposte per un ambito legislativo così delicato; solo allora vedremo la direzione della èlite politica, istituzionale e finanziaria nel tentativo di fronteggiare questo strumento così fruttuoso per le magistrature; per tutti i cittadini che non hanno nulla da nascondere solo un po' di invidia nel constatare che, probabilmente, nessuno sta ascoltando le loro, pulite conversazioni telefoniche.