religione
laicità e laicismo
di Guillermo Juan Morado

Ho letto il manifesto del PSOE "costituzione, laicità ed Educazione civica"" che questo partito politico ha reso pubblico in occasione del XXVIII anniversario della Costituzione spagnola.

Richiama l'attenzione, già al principio del testo, la continuità che si stabilisce tra la Costituzione del 1931 e la Costituzione del 1978, ambedue unite dalla "legittimità democratica". Lascio agli esperti di Diritto e di storia una discussione approfondita su questo tema.

Il manifesto elogia l'esercizio del diritto di libertà di coscienza: diritto che la Costituzione difende. Per un cristiano si tratta di un elemento essenziale, che deve essere riconosciuto. L'uomo, per se stesso, per la sua propria dignità, ha il diritto - lo riconoscano o meno le leggi civili - "di agire in coscienza e libertà, per prendere personalmente le decisioni morali" (catechismo 1782). La Dichiarazione "Dignitatis humanae" del Concilio Vaticano II lo proclama con forza: "L'uomo coglie e riconosce gli imperativi della legge divina attraverso la sua coscienza, che è tenuto a seguire fedelmente in ogni sua attività per raggiungere il suo fine che è Dio. Non si deve quindi costringerlo ad agire contro la sua coscienza. E non si deve neppure impedirgli di agire in conformità ad essa, soprattutto in campo religioso (Dignitatis humanae, 3). Questo diritto esige che non si neghi all'uomo "il libero esercizio della religione nella società, una volta rispettato l'ordine pubblico informato a giustizia".

Il PSOE si riferisce anche ad un "principio costituzionale", quello della "laicità". Ho copiato in Word il testo completo della Costituzione ed ho utilizzato il comando "cerca" senza che apparisse, in tutto il testo, mai una sola volta questa parola, "laicità". Forse i computer del PSOE sono diversi dal mio. O forse si rifanno a possibili sentenze del tribunale Costituzionale che sviluppino la dottrina esposta in nuce nella Magna Charta. Quello che invero incontro, nell'articolo 16.3 è quel che segue: "Nessuna confessione avrà carattere statale. I pubblici poteri terranno in conto le credenze religiose della società spagnola e manterranno le conseguenti relazioni di cooperazione con la Chiesa cattolica e le altre confessioni". Vale a dire che i poteri pubblici non possono prescindere da quello in cui, in ambito religioso, credono gli spagnoli e, inoltre, coopereranno con la Chiesa e con le altre confessioni. "Cooperare" sarebbe, secondo il dizionario della Real Academia, "operare congiuntamente con un altro o con altri per un medesimo fine".

La parola "laicità" è, nel suo uso pragmatico, complessa. "Laico" può equivalere a "non chierico". In questo senso laici sono, nella Chiesa, tutti i fedeli cristiani che non hanno ricevuto il sacramento dell'ordine. O anche, "laicità" può equivalere a "autonomia del secolare". Il Concilio Vaticano II, nella costituzione "Gaudium et spes" difende questa "laicità", spiegando: "La comunità politica e la Chiesa sono indipendenti e autonome l'una dall'altra nel proprio campo" (Gaudium et spes, 76). Nonostante sia vero che, frequentemente, il senso di "laicità" si tramuta in quello che, con maggiore proprietà, dovrebbe chiamarsi "laicismo". Ed il laicismo, più che l'autonomia o l'indipendenza relativa, difende l'indipendenza assoluta. Il piano laico sarebbe, allora, completamente indipendente da quello religioso. La città degli uomini non avrebbe nulla a che vedere non solo con la città di Dio, ma nemmeno con Dio stesso.

Per un cristiano questa accezione di "laicismo" sarebbe inaccettabile. Come ha messo in rilievo Giovanni Paolo II, Le società che ignorano questa ispirazione o la rifiutano in nome della loro indipendenza in rapporto a Dio, sono spinte a cercare in se stesse oppure a mutuare da una ideologia i loro riferimenti e il loro fine e, non tollerando che sia affermato un criterio oggettivo del bene e del male, si arrogano sull'uomo e sul suo destino un potere assoluto, dichiarato o non apertamente ammesso, come dimostra la storia. (cfr. Centesimus annus 45-46; cfr. Catechismo 2244).

Nel manifesto del PSOE sorprende che si faccia riferimento alla religiosità in chiave negativa. A voler essere esatti, non si dice nulla sulla religione, né si riconosce il valore del fattore religioso per la convivenza democratica. Di più, la religiosità sembra essere considerata nella sua versione patologica: il fondamentalismo. "I fondamentalismi monoteisti o religiosi seminano barriere tra i cittadini", si afferma. Non ci sarebbe nulla da obiettare a questa affermazione se fosse stato aggiunto un inciso: "I fondamentalismi monoteisti o religiosi - e non l'autentico vivere religiosamente - seminano barriere tra i cittadini". Perché il "seminare barriere" può anche essere un fondamentalismo laicista. Il problema del fondamentalismo non è l'essere "religioso", ma essere "fondamentalismo", inteso come l'esigenza intransigente di sottomissione ad una dottrina e ad una pratica stabilita.

Ma il mio stupore è maggiore, molto maggiore, quando leggo nel manifesto un frase come la seguente: Senza laicità non ci sarebbero nuovi diritti civici, "sarebbero delitti civili alcune libertà come l'interruzione volontaria della gravidanza". Da quando, nell'ordine costituzionale iniziato nel 1978, l'aborto è una "libertà"? Da quando ha smesso di essere "delitto" nel nostro ordinamento giuridico? Sarebbe bene che i socialisti ce lo spiegassero.

E' anche preoccupante che si dica che la legge e la sovranità "non obbediscono a nessun ordine prestabilito di rango superiore" Vale a dire che la Legge è il Sinai. La Legge è Dio. Io pensavo che la legge fosse subordinata a molte cose: tra queste, la dignità dell'uomo.

La Costituzione sembra convertirsi nella fonte dell'etica, per lo meno nella fonte di un "minimo comun etico". Se si dicesse che la Magna Charta rispetta e protegge alcuni concetti basilari etici sarei d'accordo. Ma sostenere che l'etica derivi dalla legge positiva mi pare un'affermazione eccessiva.

I socialisti si congratulano della nascita "dell'educazione civica". In altre occasioni ho mostrato la mia scarsa attinenza con questa materia scolastica. Ma con questi preamboli, che sembrano voler sostenerla, c'è da preoccuparsi, e preoccuparsi molto, dinnanzi a quello che ha tutto l'aspetto di essere uno strumento di indottrinamento della coscienza dei bambini e dei giovani da parte di uno Stato che si erige, idolatricamente, a norma suprema, ed unica, del bene e del male.