copertina
il Maestro e la sua vita
di Gabriele V. R. Martinelli

Giancarlo Menotti ci ha lasciato e con lui se n'è andato uno dei più grandi compositori del Novecento, uno dei pochi italiani conosciuti nel mondo e, con Nino Rota, l'unico della seconda metà del secolo (anche se il successo l'aveva afferrato già negli anni Trenta, giovanissimo). Il Maestro Menotti era famoso anche per aver ideato il primo festival italiano di arte e spettacolo, quello di Spoleto, detto anche dei Due Mondi.

Se n'è andato il primo febbraio a tarda età (era nato nel 1911 a Cadegliano, in provincia di Varese), in preda a grande amarezza. Per Spoleto aveva abbandonato l'attività compositiva (aveva vinto due premi Pulitzer) e non ne era stato ripagato.

L'ultimo sgarbo, una "ineludibile" opera di viabilità cittadina che gli aveva rovinato il giardino di casa, quella casa che aveva ospitato i più grandi nomi, dello spettacolo e non solo. Data la sua età veneranda, il Comune avrebbe potuto aspettare qualche mese, che passasse a miglior vita senza patemi d'animo.

I primi a non capire l'importanza del Festival per una cittadina sempre più in decadenza e sull'orlo del collasso economico, in effetti, sono stati proprio gli spoletini, che non hanno saputo sviluppare un indotto turistico e culturale, nonostante ce ne fossero tutte le premesse. Il nome di Spoleto ha raggiunto tutto il mondo, gli Stati Uniti, l'Australia, perfino in Brasile una catena di fast-pasta si chiama Spoleto (adesso sta per sbarcare in Spagna). Gli altri umbri, campanilisti fin dal Medioevo, hanno provveduto a far nascere iniziative di tutti i generi, anche in città che di turistico hanno ben poco da offrire.

Menottti aveva un imperdonabile handicap, quello di non riuscire a star seduto sulle per lui scomode poltrone delle anticamere dei politici, a Spoleto, in Umbria e a Roma. A livello politico ha trovato sempre poco ascolto e molti intoppi, anche a livello di gestione del suo festival che in molti gli volevano scippare, ma anche fuori da festival, come quando dovette abbandonare la direzione del Teatro dell'Opera di Roma perché non era allineato con l'intellighenzia imperante, o come sempre, con le sue opere che non trovano spazio nei teatri italiani.

In questo momento di tristezza ci piace ricordare gli anni eroici del Festival, quando Giovanni Carandente portava a Spoleto il fior fiore degli artisti mondiali, gente del calibro di Christo e Buckminster Fuller, quando Grotowsky scandalizzava il mondo con la sua messiscena rivoluzionaria de "Il principe costante", per non parlare delle regie di Luchino Visconti o dell'"Orlando Furioso", ridotto da Edoardo Sanguineti per la prima grande regia di Luca Ronconi. Troppo ci sarebbe da ricordare, Ezra Pound che legge i suoi Cantos, i grandi maestri che si sono alternati sui palcoscenici spoletini...

Questo era il Festival e chissà quale fucina sarebbe potuto diventare se Menotti fosse stato un po' meno grande nell'arte musicale e in quella di scopritore di talenti e novità e molto meno sprovveduto tra i politici di mezza tacca e di grande presunzione. In una intervista a Spoletonline, quotidiano elettronico locale aveva amaramente ammesso, pochi mesi fa, che il Festival era stato per lui un grande errore.

Senza retorica, che la terra ti sia lieve, Maestro.