cronache
ecosistema digitale

Le immagini ufficiali dell'esecuzione di Saddam Hussein diffuse dal governo irakeno sono state per certi versi smentite da quanto è apparso a poche ore di distanza in Rete, immagini per molti versi differenti riprese di nascosto con un cellulare.

Viviamo in quello che si può definire ecosistema digitale, con oltre trentamila imprese televisive ed oltre cinquantamila radiofoniche. Si calcola che ogni giorno vengano prodotte lo stesso numero di informazioni che, prima di Marconi, si potevano avere in duecento anni. Senza contare lo sterminato numero di siti web le oltre cinquemila macchine fotografiche digitali messe sul mercato ogni ora, i cellulari con videocamera incorporata e i satelliti che ci orbitano in testa, in grado di osservare anche i dettagli di una casa.

Questo è l'ecosistema digitale, un ambiente sociale in cui miliardi di persone sono continuamente in moto per monitorare la realtà, immortalare momenti privati, immischiarsi negli affari altrui e diffondere il tutto via web, a costo zero.

Così accade in ogni momento in qualsiasi posto, come è accaduto con Saddam Hussein, con il cellulare che lo ha mostrato mentre discuteva con i suoi carnefici. Un'altra ripresa lo vedeva morto, con i segni dell'impiccagione addosso. Evidenze di una morte violenta del tutto epurate nella pompa delle immagini ufficiali.

Ecco qui l'ecosistema digitale; la distanza tra quanto si vorrebbe dire e far vedere e quanto invece accade in realtà scompare del tutto. La notizia, ormai, non appartiene più alle agenzie di stampa ma all'uomo della strada, diventato cronista di sé, dei suoi amici e dei suoi nemici.