editoriale
il nuovo partito dei democratici alle prese con i cespugli minori
di Ada

Il varo del partito democratico ha provocato un sommovimento nel panorama politico nostrano: con un'unificazione tra i due partiti del già Ulivo, con qualche defezione nei DS e qualche preoccupazione in un settore della Margherita, quello dichiaratamente cattolico, i problemi dello schieramento di centrosinistra non sono comunque diminuiti. A destra si vorrebbe rispondere con qualcosa d'analogo, ma al momento prevalgono atteggiamenti d'attesa, forse si vogliono vedere i risultati di un primo test elettorale, quello amministrativo del prossimo giugno, che non saranno perfettamente sovrapponibili con consultazioni politiche, ma daranno certamente qualche indicazione in più di quelle ora disponibili. L'operazione nel centrosinistra ha sollevato in ogni modo qualche dubbio e molte riserve - si è rilevato tra l'altro che di solito in politica due più due non fa quattro - ma indubbiamente si è trattato di una iniziativa coraggiosa e soprattutto "aperta" a chi ci vorrà stare. Per ora le adesioni esterne ai due partiti fondatori non sembrano però esaltanti. I socialisti nicchiano e pensano invece ad un superamento della diaspora che ha dissolto in tanti rivoli il partito di Craxi, i radicali non ne vogliono sapere e sembra che non siano molto graditi, sugli altri ( i moderati ? ) incombe il risultato non certamente positivo dell'attività di un anno del Governo Prodi che non sembra abbia ottenuto il favore dell'opinione pubblica stando ai sondaggi. E che dire poi dei partiti dell'estrema sinistra e dei "verdi-rossi" che non vogliono sentir parlare dell'abbandono definitivo delle loro radici comuniste e dei vecchi simboli e pensano ad una unificazione sotto l'egida della falce e martello? Come si vede l'atteggiamento di attesa appare più che giustificato e capito: insomma molti stanno alla finestra e da buoni italiani - non si sa mai! - potrebbero poi correre in soccorso del vincitore o prendere le contromisure.

L'operazione partito democratico ha però il merito di aver aperto una tendenza alla semplificazione del panorama politico. L'attuale legge elettorale ha provocato infatti - invece di ridurre gli schieramenti - un aumento dei partiti presenti in parlamento: ora sono più di venti ed i "minori", i famosi "cespugli", sono diventati tanti da far dire allo scoraggiato presidente della Repubblica di aver dovuto ascoltare nelle ultime consultazioni al Quirinale anche personaggi che rappresentavano "solo se stessi". A nostro giudizio l'iniziativa di DS e Margherita ha almeno finalmente eliminato un'anomalia e una stranezza tipiche del dibattito politico italiano: spesso, per non dire sempre, esponenti del secondo partito - la Margherita - si mostravano anche in TV meno moderati e più "estremisti" dei rappresentanti DS. Si potrebbero fare dei nomi. Il loro intento, presumiamo, era forse quello di porsi in evidenza, cosa accettabile fin qui, ma si arrivava al punto, con una accidia improponibile ed una presunzione da primi della classe. di essere più realisti del re, in pratica degli stessi postcomunisti. Come si comporteranno nel partito democratico? Non si può escludere, con il passare del tempo, la nascita di correnti all'interno del nuovo partito. Per finire un accenno all'immediato futuro. Incombe su tutto il problema della riforma elettorale. Si discute e si vorrebbe una soluzione "bipartisan, ma, entro luglio bisognerà decidere, altrimenti partirà l'operazione referendum. Guai in vista per i partiti minori, se non si trova una soluzione parlamentare: Mastella grida "Vogliono ghigliottinare l'Udeur" e protesta contro i due ministri Santagata e Parisi che hanno firmato il referendum. Analoghe proteste provengono dall'estrema sinistra e per quanto riguarda la CdL dalla Lega. Tutto considerato la paura del referendum e la riforma "in vitro" derivante dai quesiti proposti ( una volta approvati dagli elettori) potrebbero favorire il rapido varo di una legge innovativa gradita da tutti. Sarà facile? Abbiamo molti dubbi.