elzevirino
barbieria globale
di Teddy Martinazzi

Il video con la giornalista Mika Brzezinski, della televisione americana Msnbc, che si è rifiutata di aprire il telegiornale con la notizia della scarcerazione di Paris Hilton, ha fatto il giro del Web, con milioni di contatti.

Onore a Mika, che ha dimostrato che ci sono ancora giornalisti che credono nell'importanza del proprio lavoro e che esiste una gerarchia delle notizie, per cui le morti in Irak, anche se lontane, sono comunque perdite, uomini e donne che lasciano questo mondo per sempre e non cifre da elaborare per le statistiche.

I mezzi di comunicazione di massa hanno reso il confine tra realtà e fantasia estremamente labile. Milioni di persone, accendendo per caso il televisore quell'undici settembre che resterà tra le date della storia, e non solo di quella degli Stati Uniti, credettero per qualche minuto di assistere ad uno dei soliti film catastrofisti.

Lo spettacolo non è più ormai un momento staccato dalla vita quotidiana, come quando si va al cinema o a teatro; esso è entrato a piedi pari nell'esistenza delle persone, omogeneizzando culture, mantecando notizie, misturando tutto.

Oggi una figura come Alcide De Gasperi, con i suoi doppiopetti grigi, non riuscirebbe non solo a divenire primo ministro, ma dovrebbe ringraziare l'attuale ineffabile legislazione elettorale, grazie alla quale conta solo il posto di collocazione in lista per essere eletto, per poter sedere in parlamento.

Si afferma da più parti che Berlusconi vinse le elezioni del '94 grazie anche al confronto televisivo finale con Occhetto, lui di un'eleganza quasi giovanile di fronte ad un segretario del PDS infagottato in un vestito da molti percepito come brezneviano.

Così per contrastare il Grande Comunicatore, la sinistra non trova di meglio che far ricorso al volto telegenico di Walter Veltroni, sperando così che alle prossime elezioni la gente dimentichi la stangata cui è stata sottoposta recentemente. Una raffica di tasse presentata come assolutamente necessaria, dato il malgoverno precedente, salvo poi scoprire che erano balzelli del tutto o in gran parte inutili, visto che si è creato un Tesoretto che ancora non si sa con certezza dove andrà a finire (speriamo non nelle tasche dei soliti furbi).

Ormai il giornalismo è tutto, o quasi, gossip, separazioni di divi, divisioni di eredità milionarie, intercettazioni dal contenuto pruriginoso. La vicenda di Mika Brzezinski ci riporta però con i piedi nella realtà in un mondo che è ben diverso da quello che ci viene troppo spesso proposto dai mass media. Poche volte il giornalismo, soprattutto quello televisivo, è stato veritiero specchio della realtà. I meno giovani ricorderanno i telegiornali degli anni Sessanta, nei quali la cronaca nera era bandita e durante l'inverno si doveva assistere a servizi su servizi sulle strade appenniniche bloccate dalla neve, quasi che il direttore del TG fosse il compianto colonnello Bernacca.

Pochi anni dopo, in compenso, sembrava che l'Italia stesse sull'orlo della guerra civile; ogni sera da Milano e da Roma entravano nelle case di Pizzighettone e di Canicattì immagini di scontri e di violenze e il geometra di Portogruaro e il ragioniere di Bisceglie si chiedevano se per caso stessero vivendo nell'Uruguay dei Tupamaros e non se ne fossero accorti.

La speranza è che i direttori dei telegiornali si ritrovino sulla via di Damasco e si mettano a fare notiziari in cui finalmente trovino il giusto spazio le cose che contano veramente.