
storia Nella grande carneficina fratricida che fu la guerra civile spagnola caddero per mano dei repubblicani centinaia di religiosi, uomini e donne. Quello che molti ignorano è che ci furono sacerdoti fucilati anche dai nazionalisti. Erano membri di quel clero basco che, per essere fermamente indipendentista o autonomista, era vicino alle posizioni dei repubblicani. I primi a morire furono Martín de Lecuona e Gervasio de Albizu, vicari della parrocchia di Rentería in Guipúzcoa, fucilati l'8 ottobre del 1936, un mese dopo che le truppe nazionaliste avevano quasi completamente occupato la regione. Erano baschi e repubblicani e la tonaca non bastò loro per essere risparmiati. Il 17 ottobre, ad Hernani, furono giustiziati Alejandro de Mendicute, José Adarraga e José de Ariztimuño, conosciuto come scrittore con lo pseudonimo di Aitzol. Il 24 ottobre fu la volta dell'arciprete di Mondragón, José de Arin, fucilato nel cimitero di Oiartzun, del parroco di Marín, José Iturri Castillo, nonché dei sacerdoti Aniceto de Eguren, José de Marquiegi, Leonardo de Guridi e José Sagarna. Il 27 ottobre fu fucilato il vicario di Marquina, José Peñaga-Ricano, il 28 il viceparroco di Elgoibar, Celestino de Onaindía. Il mese di ottobre si chiuse con la morte di tre frati, identificati con il solo cognome: Román, superiore dei carmelitani di Amorebieta, ed i padri Otano e Lupo. I sacerdoti non avevano partecipato a nessuna attività di guerra; furono giustiziati solo per aver dato assistenza spirituale ai militari repubblicani. Probabilmente l'essere religiosi costituì un'aggravante nei loro confronti, in quanto nella visione di molti degli insorti nazionalisti la lotta contro la repubblica era anche una sorta di nuova crociata contro l'ateismo degli anarchici. La morte dei religiosi provocò una profonda crisi nell'animo di Mateo Múgica, vescovo di Vitoria e dei Paesi baschi, già cacciato dal suo seggio vescovile nel 1931 dai governanti repubblicani ed in seguito reintegrato con molta freddezza. Il vescovo, monarchico, aveva salutato con piacere la sollevazione nazionalista ed aveva espressamente ed ufficialmente vietato ai cattolici l'adesione alla repubblica. Quando, però, il prelato seppe delle fucilazioni condannò con fermezza il movimento nazionalista e protestò veementemente e pubblicamente contro la persecuzione di cristiani fervorosi e sacerdoti esemplari. Ciò gli valse la destituzione e l'esilio nel 1937; poté tornare in Spagna solo dieci anni dopo. Il vescovo morì novantottenne nel 1968, nella cittadina basca di Zarautz dove si era ritirato.
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