cultura
il burattino cammina da solo
di Carla Santini

Esiste a Roma una via dedicata allo sconosciuto Carlo Lorenzini. Sulla targa, in piccolo, c'è scritto che si tratta di Carlo Collodi. È un'abitudine del Comune di Roma quella di mettere i nomi anagrafici e non quelli d'arte o de plume.

Anche, però, con il cognome che volle adottare, quello del paese della madre, ben pochi, fuori d'Italia, sanno chi fosse Collodi, nonostante che il suo capolavoro sia il libro italiano più amato nel mondo. Questo perché Pinocchio è oggi uno dei personaggi che sono entrati nell'immaginario collettivo, insieme a Don Chisciotte e a Don Giovanni, allontanandosi dai loro autori. Come molti nel mondo ignorano chi sia il creatore dell'allampanato cavaliere, pochi sanno chi è il padre del burattino di legno.

I grandi personaggi sono usciti dai testi scritti, hanno abbandonato le case dei padri per vivere vite autonome; di esempi se ne potrebbero fare moltissimi, ad iniziare da tutti gli eroi omerici. La stragrande maggioranza delle persone non ha mai letto "Le avventure di Pinocchio", ma ne ha avuto una conoscenza orale. Nei posti più miserevoli della terra, dove l'analfabetismo è quasi una regola, basta fare il segno di allungarsi il naso perché l'interlocutore comprenda che non si sta credendo alle sue parole.

Carlo Lorenzini, giornalista toscano di scarse fortune, tanto da doversi impiegare nella pubblica amministrazione, solo andando avanti con l'età, quando vide che i suoi racconti non erano apprezzati, si mise a scrivere "sciocchezzuole per bambini", come un giorno ebbe ad affermare. Fu probabilmente il primo a non immaginare quale successo avrebbe avuto, nello spazio e nel tempo.

La percezione che un popolo ha della propria letteratura non è la stessa avvertita al di fuori dei propri confini, soprattutto quelli linguistici. Per quanto ci riguarda, se si esce dai non molti dipartimenti universitari di Italianistica esistenti nel mondo e si scende per le strade, si scopre che sono pochissime le persone che hanno sentito parlare delle peripezie di Renzo e Lucia, nonostante che qui da noi il capolavoro manzoniano sia letto obbligatoriamente da tutti coloro che frequentano una scuola superiore.

Per quando riguarda gli autori, l'italiano più conosciuto da chi non ha l'abitudine di leggere, quindi da centinaia di milioni di persone, è Niccolò Machiavelli, seguito molto alla distanza da Giovanni Boccaccio. Il grande pensiero politico del Segretario fiorentino è ovviamente banalizzato, per cui "il fine giustifica i mezzi" è oggi una locuzione proverbiale in decine di lingue. La fortuna letteraria segue anche cicli temporali ed il mutare dei gusti, per cui per secoli fu Francesco Petrarca il maestro di tutti i poeti e Ludovico Ariosto fu l'autore più amato in Europa, ambedue ben più letti o citati di Dante Alighieri. La fortuna di Pinocchio non nasce certamente dalle finalità pedagogiche e dalle riflessioni moralistiche di cui il libro è intriso, specchio della società umbertina, ma dalla grande forza narrativa, in grado di amalgamare elementi fiabeschi, simboli sotterranei, fantasie originarie, evocazioni di figure inquietanti e misteriose all'interno di un mondo quotidiano fatto di cattiverie e di punizioni.

C'è anche chi crede che "Le avventure di Pinocchio" non sia affatto un libro per bambini. Senza andare così oltre, si può affermare però che, trattandosi, nella struttura, di un autentico romanzo picaresco, come i suoi modelli nasconde una metafora della durezza della vita, nei picareschi sotto l'umorismo, in Pinocchio sotto l'apparenza di una favola. Pensiamo a Mangiafuoco, al Gatto e alla Volpe, all'innocente Pinocchio messo ingiustamente in carcere per capire che non si tratta certo di una favoletta zuccherosa.

Pinocchio ha avuto centinaia di traduzioni in tutte le lingue, comprese il latino e l'esperanto. La prima sembra sia stata quella in inglese, un anno dopo la morte dell'autore. Ancora non molti mesi fa Umberto Eco ha sentito il bisogno di puntualizzare quanto spesso i traduttori si trovino in difficoltà, anche con testi scritti in modo semplice e chiaro. Eco ha evidenziato il fatto che alcuni traduttori mettano un trattino (o una virgoletta, all'inglese) all'inizio del libro, quando l'autore comincia con "C'era una volta", altri mettono il trattino solo alla seconda battuta, quando immaginari ascoltatori interrompono petulantemente gridando "Un re!", altri non lo pongono nemmeno alla terza battuta, quando il narratore fa notare che non si tratta di un re ma di un pezzo di legno. Sembrerebbe una pedanteria, ma in realtà dalla presenza o meno del trattino iniziale si capisce se Collodi, pur narrando in terza persona, abbia voluto sottintendere di essere l'io narrante, come l'Ismaele di Moby Dick. Eco afferma che si tratta comunque di sottigliezze filologiche e che la sostanza, per i bambini, non cambia affatto. Nulla cambia, ci verrebbe da aggiungere, considerando che milioni, forse miliardi di persone conoscono Pinocchio non certo perché hanno avuto occasione di leggerlo.