storia
1807: la nascita della guerriglia
di Carla Santini

La parola guerriglia è entrata nell'italiano, così come in molte altre lingue, esattamente duecento anni fa, nell'estate del 1808. Molti anni dopo entrerà anche la parola camarilla, ad indicare un gruppo di potere perverso, ma in questo caso il termine è passato nell'italiano nella sua forma grafica e non con l'esatta pronuncia castigliana. Bisognerà aspettare gli anni Settanta del Novecento perché, sull'onda degli avvenimenti cileni, entri la parola golpe, ad indicare ciò che prima si chiamava colpo di Stato.

Forme di guerriglia sono indubbiamente sempre esistite, ma se il termine coniato appunto nel 1808 è entrato così prepotentemente nelle altre lingue europee lo si deve al fatto che gli avvenimenti dell'epoca non furono semplici scaramucce di bande irregolari contro reparti militari organizzati, bensì la sollevazione di un intero popolo contro un esercito invasore.

Gli antecedenti vanno individuati nel trattato di Fontainebleau del 27 ottobre 1807, quando l'armata napoleonica, ufficialmente alleata, penetra in Spagna per andare a combattere i portoghesi alleati degli inglesi. Ben presto però, approfittando della debolezza del monarca spagnolo, i francesi gettano la maschera, obbligando la famiglia reale ad uscire da Madrid, già con l'intento di creare un regno per un membro della famiglia Bonaparte, nella fattispecie Giuseppe.

I tumulti iniziarono il 2 maggio, quando la folla si oppose al trasferimento a Bayonne del piccolo Francisco de Assis, l'erede al trono. La reazione francese non si fece attendere. Gioacchino Murat mandò contro i popolani un battaglione di granatieri della Guardia, appoggiato dall'artiglieria; subito dopo fece convergere in città trentamila uomini, con l'ordine di fucilare tutti coloro che fossero stati trovati con armi, anche improprie, in mano. Francisco Goya immortalerà le fucilazioni di maggio con una serie di acqueforti, Rafael Alberti, un secolo dopo, ne farà un testo teatrale.

Avvenne in quei giorni anche l'episodio di Malasaña. Era questo il cognome di una sartina quindicenne che rientrava una sera a casa dal lavoro, proprio nel quartiere a ridosso della Gran Via che da allora porta il suo nome. Due soldati francesi tentarono di violentarla e lei si difese con le forbici che aveva addosso. Approfittando degli ordini ricevuti, altri soldati francesi accorsi non si pensarono su nemmeno un minuto; l'appoggiarono ad un muro e la fucilarono.

La storia della sartina esacerbò ancora di più l'animo dei madrileni. Si costituirono comitati di strada e di quartiere e la guerriglia urbana si fece sempre più accesa, mentre i nobili e l'esercito spagnolo restavano a guardare.

Solo dopo che la guerriglia popolare si era diffusa in tutta la Spagna, spesso promossa da poveri consigli comunali contadini, l'esercito si unì alla lotta antifrancese, spesso con l'integrazione di truppe volontarie ed improvvisate.

Sembra che non sia mai esistita María Bellido, eroina di Bailén. Tra il 14 ed il 19 luglio 1808, nei pressi della cittadina Andalusa, l'esercito francese, fino ad allora considerato invincibile, fu sconfitto in una serie di scontri da reparti dell'esercito spagnolo corposamente integrati da volontari della Giunta dell'Andalusia e da popolani armati di vecchi archibugi e tromboni.

In quella occasione le donne di Bailén accorsero con anfore a dissetare i combattenti spagnoli dall'arsura provocata dal caldo di una giornata estiva di luglio. Ancora oggi lo stemma della città riporta l'anfora di María Bellido, anche se probabilmente con questo nome si vollero ricordare tutte le donne della cittadina.

In seguito alla battaglia Giuseppe Bonaparte dovette fuggire precipitosamente da Madrid e Spagna e Portogallo si liberarono. Napoleone in persona guidò un esercito alla riconquista della penisola, ma questa volta non si trattava più di una passeggiata militare. La resistenza non si placò e il termine guerriglia iniziò a fare il giro del mondo.