
editoriale Quel che è accaduto in queste ultime settimane in Italia e nel mondo, dimostra in campi diversi che da noi si continua dopo ben sessanta anni, a credere volentieri all'esistenza nel nostro Paese di una vera e compiuta democrazia. Intendiamoci, tutti riconoscono che c'è una Costituzione democratica -- anche se abbisogna di qualche ritocco di rilievo - e che perciò occorre difenderla. Bene, prima le tante ideologie, più o meno finite nel cestino della storia, poi la lotta politica che in Italia spesso non è stata un confronto d'idee rigoroso ma anche tranquillo, hanno però ridotto la convivenza sociale ad un simulacro non tanto esaltante di una vera e convinta democrazia. Vediamo il caso dell'Alitalia. Tutti si sono un po' smarriti dietro i vari tentativi di salvare la compagnia aerea di bandiera: il suo passaggio ai privati non convinceva la sinistra, anzi addirittura essa stessa non credeva che esistesse un gruppo di imprenditori vogliosi di spendere i propri soldi dietro un "impresa impossibile". E come si è visto il Governo ha dovuto accollarsi tutti i problemi dei lavoratori dell'azienda sull'orlo del fallimento, per mandare avanti l'iniziativa. Ma che altro di diverso avevano fatto nei decenni trascorsi tutti i Governi rimediando con interventi economici pesanti per sanare i deficit dell'azienda? Ora lo Stato pagherà purtroppo per altri sette anni tutto questo lascito negativo, poi l'Alitalia volerà per conto suo. Speriamo. Incredibile, occorre dirlo, quanto ha combinato - seguendo vecchi schemi di "lotta" sindacale - la CGIL che solo alla fine si è convinta che stava seguendo una china pericolosa: difendere insieme la posizione dei piloti (che certo non hanno problemi di arrivare a fine mese con la loro retribuzione) e chi deve sopravvivere con mille euro o meno. Accade in Italia. Più sintomatico appare quanto avviene con la grande crisi finanziaria americana che sta sconvolgendo anche altri mercati. Gli esperti economici dicono che le conseguenze in Italia saranno moderate perché in generale le nostre banche sono più solide. Perché? Perché esse non fanno facilmente credito a tutti, com'è accaduto in USA. Andiamolo a spiegare a chi ha una buon'idea d'intrapresa e non trova, salvo casi occasionali, chi gli concede fiducia se non ha fondi propri. Ma quanto accade ora negli USA dimostra che una buona convivenza democratica affronta con serietà anche l'emergenza. Va bene: le elezioni sono prossime e tutti i parlamentari americani si vogliono coprire le spalle. Ma perché hanno respinto con un voto trasversale (democratici e anche repubblicani) l'iniziativa del presidente Bush di stanziare una somma enorme per salvare una "finanza irresponsabile" ? Sarebbe stato difficile o impossibile spiegare fra un mese agli elettori un voto positivo, che probabilmente avverrà in una seconda istanza, su un progetto diverso ma solo per salvare l'economia di quel grande Paese. Comunque il voto del Congresso americano dimostra la gran vitalità di quella democrazia. Leggiamo su un giornale che difende un'auspicabile sinistra di là da venire in Italia, "Il Riformista": "Quella che abbiamo visto in questi giorni è la differenza che passa tra un parlamento d'eletti dal popolo e un parlamento di nominati dai vertici politici. I primi devono andare e tornare nei propri collegi, spiegare ai propri elettori cosa si è fatto e perché, conquistarsi a fatica ogni centimetro di consenso e spenderlo poi con molta attenzione nel gioco politico nazionale. I secondi possono cavarsela contrattando con la segreteria di partito la propria sopravvivenza politica, esibendo dosi ponderate di fedeltà verso l'alto e facendo affidamento sull'impossibilità per gli elettori di scegliere." Buona fortuna a noi tutti.
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