
teatro
Due emigranti e due uomini in viaggio tra valigie e biglietti di treno sono chiusi in uno spazio indefinito, obbligati a rimanere lì a causa di qualche forza che sfugge al loro controllo. E in questo spazio in cui sembrerebbe impossibile vivere, essi tuttavia vivono, attendono, giocano, pregano, in qualche modo viaggiano girando in tondo, come criceti in una gabbia. Ma il corpo si degrada nell'attesa, e la ripetizione esasperante delle stesse azioni non può bastare. Ma come uscire da questa vita? Sarà mai possibile? Uno spettacolo quasi del tutto privo di parole, una drammaturgia scenica ispirata al mondo di Samuel Beckett, uno spettacolo in cui ciò che conta sono le relazioni sottili che s'instaurano fra i personaggi, nella ripetizione assordante delle stesse azioni, degli stessi percorsi, degli stessi suoni. Ma anche la comicità, a tratti travolgente, è una chiave di volta di questo spettacolo, che cerca il comico nel tragico e viceversa, ma senza discorsi roboanti, senza battute a effetto, solo con il vivere silenzioso di queste due figure, che con i loro tic e le loro manie ritrovano il ridicolo dei corpi, delle azioni fisiche e, senza arrivare agli eccessi del cinema muto o del clown, ci mostrano quanto a volte assurdo sia il nostro vivere quotidiano, quando lo vediamo amplificato sulla scena. Teatro Binario 7 di Monza
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