
teatro
Cosa accadrebbe se, facendo un tentativo, costruissimo una città dal nulla nel mezzo di un paese qualsiasi e se la costruissimo per prosperare malgrado tutto, secondo una sola regola: "Tenete a mente: prima mangiare, numero due d'amor l'incanto, terzo, la boxe non tralasciare, quarto sborniarsi e questo è quanto. Ma sia ben chiaro che qui da noi nulla è proibito" ? E perché no? Sembrerebbe un piccolo paradiso d'anarchia. La città di Mahagonny dice "Tutto è permesso" e tralascia intenzionalmente di mostrare l'altro verso della moneta, la domanda: "A chi?". Lo scopriremo quando la città in fiamme avrà già chiuso le sue porte dietro alle nostre spalle; perché Mahagonny ha un piccolo difetto, ha bisogno di denaro, e la mancanza di questo è "il massimo dei delitti che possano darsi sulla terra". Brecht - grazie ad un esperimento d'inversioni, facendo uso di temi popolari, ballate jazz, un coro di disgustosi e magnifici personaggi e un'ambientazione 'americana' che fa da eco amplificata alla Germania e all'occidente tutto - ci racconta che "siamo già all'inferno". E, costruendo una piccola epica, scrive sui nostri cartelli di protesta: "Per la proprietà privata. Per l'equa ripartizione dei beni ultraterreni. Per l'ingiusta ripartizione dei beni terreni...", come fosse una caustica messa nera del capitalismo. Mahagonny sembra non avere 'luogo', lascia però una scia e la sua mappa si riproduce dietro di noi appena crediamo d'avergli voltato le spalle. Lo scoprirà a sue spese Paul Ackermann, cedendo ad un azzardo, a un istinto oscuro, non proprio 'rivoluzionario' ma quasi. Quasi. Alla sua morte, ecco ciò che resta: in scena, su un guanciale, i beni terreni di Ackermann - l'orologio, la pistola, il libretto d'assegni e la camicia - e il coro di Mahagonny incalza in processione recando quei cartelli, mentre si sente ancora cantare "Oh, Moon of Alabama". Lavoro nato da ciò che è poco più di un soggetto se lo sÏ 'estrae' dall'opera musicale, lasciando solo l'anima di ferro, perfetta per riflettere sulla polis, e sui riti le regole e le scelte che ne segnano i passi. Per mettere brutalmente in scena un"'opera gastronomica", come chiedeva Brecht, e divertita. Che lasci al pubblico, solo dopo, il compito di fare i conti con la natura di quella tavola riccamente imbandita per lui. Di quel soggetto abbiamo, insieme, riscritto il tracciato, azzardato biografie e personaggi nuovi, approfondito le linee; e così la mappa di Mahagonny si è disegnata attorno a immagini di nuove città o di uomini e donne sconosciuti, una foto della luna, canzoni di Weill, parole d'altri testi brechtiani - insomma una sorta d'omaggio a un teatro che ci ha innamorati e ci sta ancora indicando come "fare teatro per rendere il mondo più maneggiabile".* *Mahagonny è nato da una scommessa affidare a un gruppo di giovanissimi attori, il compito di far vivere la scrittura e le ragioni del teatro brechtiano; Mahagonny ha fatto i suoi primi passi grazie alla determinazione di tanti collaboratori, e alla presenza del Centro Internazionale La Cometa, che è stato il motore silenzioso e il nostro primo cantiere. SONO APERTE LE ISCRIZIONI AL LABORATORIO TEATRALE SU BERTOLD BRECHT
Teatro Vascello
ASCESA E ROVINA DELLA CITTA' DI MAHAGONNY
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