
teatro
L'operazione drammaturgica che Alessandro Conte propone al pubblico è un percorso innovativo dell'opera originaria, una "contaminazione" teatrale che ci restituisce il clima di un'epoca, il sapore di una civiltà e un'accattivante quanto conturbante concezione della vita e della morte che caratterizza tanta parte della letteratura siciliana. Nel riprendere l'opera del padre, ne rielabora una poetica sintesi, ne ridisegna la scrittura e - con un proprio taglio interpretativo - illumina le storie e le passioni dei protagonisti, la loro soggettività e la loro coralità. Risultato è un nuovo documento dove il microcosmo della "piccola comune" può essere percepito come più dilatata metafora del mondo. Don Mario, il vecchio novellatore che ci insegna il piacere di attendere e di raccontare; compare Alfio, il sellaio, schiacciato dagli eventi della sua famiglia e tuttavia guidato da un suo sotterraneo bisogno di riscatto e di redenzione; Nastàsi, il giovane che nella sua esistenziale negatività mette in discussione gli antichi dilemmi del vivere; Nunzia che con la sua proposta di coraggiosa maternità è ambasciatrice di nuovi destini per il mondo. E poi c'è Savina, con la sua tenace innocente obbedienza alle regole del villaggio. La tenebrosa pazzia di Sara. La tragedia di Pietro Maccarese. Il sogno della bellissima Nice. La generosità di Rosina. Questi ed altri ancora i personaggi che danno vita alla pièce teatrale e che, in quella realtà, offrono all'attore-drammaturgo l'occasione di ritagliarsi uno spazio del tutto personale, di inventare per sé stesso un piano narrativo che è una sua indubbia creazione: ed è il ruolo del cantastorie, il giovane novellatore che dalle fonti del passato cattura amore bellezza e dolore e li ripropone per un futuribile nuovo inno alla vita. Personaggio anche lui che si colloca all'interno delle vicende narrate, potendo ripetere con il padre: "Ed io seguo quel teatro di luci con religioso abbandono: io superstite fabbro, solitario monarca, giullare di un minutissimo cosmo che conteso persino alla memoria non esiste più". Mondo che più non esiste, eppure fatalmente si rigenera e rinnovandosi ci sopravvive. Nota dell'attore
LE FIGLIE DEL SELLAIO
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