editoriale
il flop del referendum ed i "festini" di Berlusconi
di Ada

Sotto sotto tutti sembrano contenti del flop del referendum sulla legge elettorale, facilmente prevedibile, anche da noi: rimane perciò il "porcellum", ma fino a quando? Sarà modificato dal Parlamento? Abbiamo molti dubbi, perché ai partiti piace soprattutto la norma che fa designare i candidati dai vertici con l'eliminazione di qualsiasi "interferenza" degli elettori di scegliere le persone più rappresentative o più vicine territorialmente.

La crisi della politica - di cui si vedono i primi segnali con la scarsissima affluenza alle urne di questa tornata elettorale - è legata anche a questa storia dei parlamentari, deputati e senatori, in pratica soltanto designati e non eletti dal popolo. Chi sono gli "eletti"? I nomi più noti dei partiti, e va bene. Sono poche decine, poi seguono i "peones" destinati a dire sempre quel che si decide in alto: segretari, funzionari di partito, "portaborse" affidabili, "veline" o in apparenza presunte tali.

La destra, che ha stravinto le amministrative nonostante la disaffezione al "secondo turno" da parte degli elettori, ha le sue colpe, ma anche le sinistre hanno una grande responsabilità in tutta questa vicenda. Come si fa a votare una lista di nomi di perfetti sconosciuti ( in grandissima parte) e poi attendersi risultati soddisfacenti?

Cosa dire poi dei temi e delle impostazioni della campagna elettorale? Occorrerebbe stendere un velo pietoso su tutto o quasi tutto. La sinistra ha insistito e continua a premere su argomenti della vita privata di Berlusconi e su i suoi "festini". In guerra e in amore - si dice - tutti i mezzi sono buoni. Forse questo detto popolare non è vero, perché, nonostante questo tipo un po' "bizzarro" d'attacchi personali, il Cavaliere è rimasto, anche se un po' avvilito e depresso, ancora in sella. Ma non esageri perché il "nemico ti ascolta e ti fotografa".