copertina
quando piangere serve

La ricerca "trust in a teardrop" (Confida in una goccia di lacrima), condotta dall'Università di Tel Aviv, spiega che il pianto rinforza i vincoli interpersonali, funziona come una richiesta d'aiuto e può rendere mansueto un amico. Si tratta di un modo di ottenere misericordia da parte dell'antagonista, conquistare la simpatia degli altri e creare intimità.

La rispondenza positiva negli altri è costruita a partire da una premessa basica. Chi piange è capace di elaborare conflitti interni, pertanto è visto come qualcuno che è in grado di mettersi nei panni degli altri. Ma le lacrime nell'ambiente di lavoro sono unanimemente considerate in modo negativo. Chi piange è visto come un commediante, come chi tenta di manipolare i colleghi. Allo stesso modo il pianto può essere interpretato in modo negativo da persone di culture lontane da quella occidentale.

Le lacrime possono essere un segnale di vicinanza e di necessità di unirsi in momenti di dolore. In situazioni di lutto sono quasi obbligatorie, funzionano come un termometro della sofferenza. Il criterio può risultare ingiusto nei riguardi di quelle persone che non piangono mai, perché, specialmente in occasione di funerali, sono ritenute a torto incapaci di soffrire.

Il pianto è stato oggetto anche di altre ricerche, come "The psycology of crying" (La psicologia del pianto), divulgata dalle Università del Sud della Florida e di Tilburg (Olanda). La ricerca rivela che il settanta per cento delle tremila persone intervistate trovarono beneficio psicologico e miglioramenti nell'umore dopo essersi profusi in lacrime.

Lo studio ha analizzato anche articoli scientifici degli ultimi centoquaranta anni ed ha concluso che il novanta per cento di essi mettevano in risalto i benefici effetti delle lacrime. Il pianto come strumento di comunicazione è un risultato del processo evolutivo ed è esclusivo degli esseri umani. La sopravvivenza dei più adatti è stata possibile non solo alla forza ed alla destrezza, ma anche la capacità di essere emozionalmente espressivi.

articolo pubblicato il: 13/11/2009