
teatro
Al Teatro Filodrammatici
di Milano
Canto per Falluja
La vicenda di Canto per Falluja è ambientata in una casa della città irachena a 50 km a ovest di Baghdad, nell'arco di una notte nel novembre 2004. Durante l'assedio delle forze della coalizione occidentale, un soldato USA vittima di un'imboscata e unico superstite del suo reparto ripara in una casa nella città semideserta e tiene una donna irachena sotto la minaccia delle armi. Costretti dalla situazione, i due riescono a poco a poco a scambiarsi ragioni, ricordi e posizioni su una guerra devastante, sul passato recente dell'Irak come sulla realtà sociale dell'America in recessione che marcia sul mito della guerra al terrorismo, su Saddam come sull'uso genocida delle bombe al fosforo. In scena un trio di attori per tre personaggi - la donna, il soldato e un angelo - diretti con sguardo sensibile e preciso da Rita Maffei in un nuovo impegno di teatro civile. "Canto per Falluja nasce dalla tenace volontà di Simona Torretta che, dopo la drammatica esperienza del suo sequestro a Baghdad, continua a lavorare con l'associazione "Un ponte per" per aiutare gli iracheni profughi ad Amman, in Giordania.
Proprio tra quel milione di iracheni, Simona ha voluto accompagnare il drammaturgo Francesco Niccolini e l'attrice che sarebbe diventata l'interprete di questo Canto, Roberta Biagiarelli, alla ricerca delle storie, delle parole, dei volti e delle emozioni di chi ha vissuto sulla propria pelle i terribili momenti dell'assedio e dell'occupazione della città di Falluja, tragicamente nota anche per essere stata colpita dalle bombe al fosforo.
Dopo un lungo e attento lavoro di ricerca Francesco Niccolini ha composto un testo che si stacca da un'opera di denuncia civile, per raccontare la vicenda di Falluja attraverso il disgraziato incontro tra un marine statunitense e una donna irachena, personaggi di una tragedia contemporanea in cui riecheggiano il mito e la poesia.
La vicenda è ambientata in una casa di Falluja, a 50 km a ovest di Baghdad, nell'arco di una notte del novembre 2004.
Sono avvenimenti così vicini a noi, nel tempo e nello spazio, che ci sembra difficile riuscire ad avere la lucidità e la distanza per poterli raccontare. Sono talmente forti le immagini che ci inseguono dai giornali, dalle televisioni, dai siti internet a raccontarci l'orrore di questa guerra mai finita, che non possiamo far altro che narrarla, che evocarne le atrocità attraverso la parola, come nelle tragedie greche potevano essere solo narrate dal messaggero. Ma questo racconto, sfuggendo il rischio della mera denuncia giornalistica, ha due facce, come due sono i personaggi, come due sono le parti del mondo che qui si incontrano, nei diversi punti di vista su di un'unica tragedia, e accanto ai fatti prendono posto le emozioni, la poesia.
Le contraddizioni a cui assistiamo non trovano risposta, se non nella cecità dei suoi protagonisti, quelli in scena e quelli che hanno portato a questo ennesimo massacro.
Proprio nei giorni in cui Francesco e Simona mi coinvolgevano assieme al CSS in questo progetto, ero in Iran, dove stavo mettendo in scena, con Gigi Dall'Aglio e attori iraniani, Cecità di José Saramago. Lavorando a Canto per Falluja mi torna spesso in mente il paradosso di Saramago quando racconta di un mondo di ciechi, del nostro mondo contemporaneo - Occidente od Oriente che sia - e mi tornano in mente i volti dei tanti profughi iracheni che ho incontrato all'ufficio visti di Teheran, distrutti e sorridenti nella speranza di trovare scampo in quella terra.
La donna irachena con la benda sugli occhi e il marine statunitense del testo di Niccolini ci danno l'occasione per ascoltare una storia che fa rabbrividire, nel corso di una lunga notte surreale, in cui le nostre paure e le nostre speranze si scontrano in un destino tragico, in un dialogo impossibile."
articolo pubblicato il: 14/02/2010 |