
elzevirino La nomina di Aldo Brancher a ministro di non-si-sa-bene-cosa ha lasciato tutti di sasso, a partire dal Presidente della Repubblica. Napolitano si aspettava la nomina di un nuovo ministro dello sviluppo economico -ruolo vacante da quasi due mesi e particolarmente importante in tempo di crisi- e si è trovato sul tavolo un ministero fantasma da nome -e deleghe- quanto mai fumose. Quando i legali del neo-ministro hanno fatto istanza di legittimo impedimento nel processo per la scalata BPI ad Antonveneta, il Presidente ha capito il disegno e ne ha impedito l'utilizzo; immediatamente sono iniziate le polemiche. Brancher ha subito fatto marcia indietro ed ha detto che si renderà disponibile ai pubblici ministeri quanto prima. Il ministro si è anche mostrato sorpreso da "reazioni certamente sopra le righe", come se non si rendesse conto che la tempistica di tutta la faccenda avrebbe dato adito a più che legittimi sospetti. Non è nostra intenzione fare una cronistoria di tutta la "piccola questione", come è stata definita nelle ultime ore dal Presidente del Consiglio, ma vogliamo solo porre l'attenzione su alcuni punti. Il primo riguarda l'opposizione. Il PD è stato colto di sorpresa -come tutti- dalla nomina del ministro ed ha immediatamente protestato chiedendone le dimissioni. L'aspetto più interessante è che, non avendo avuto modo di preparare alcuna strategia, ha evitato di fare al solito gli interessi della maggioranza con interventi demagogici, ipocriti e populisti. Se riuscirà a rimanere quieta ancora qualche giorno potrebbe anche riuscire nell'impresa di vedere il consenso del governo calare, senza riequilibrare la bilancia a proprio sfavore come capita quasi sempre. C'è poi una nota di colore sulla situazione della moglie di Brancher, anch'essa imputata nel procedimento. A differenza del marito, non è stata nominata ministro e non avrebbe potuto usufruire del legittimo impedimento. E' legittimo sospetto, quindi, immaginare che le acque fra i due coniugi siano ora non troppo calme. Daltronde, chi vorrebbe un marito che si defila così lasciando la moglie sola nel momento del bisogno? L'ultimo aspetto sul quale vorremmo soffermarci è invece l'opportunità politica della nomina di Brancher. Dubitiamo che il Governo non si sia reso conto del danno di immagine che sarebbe derivato da una nomina così chiaramente ad personam; la necessaria ma sgradita manovra di Tremonti aveva già incrinato la popolarità dell'esecutivo ed aveva causato dissapori con gli alleati. Ma un tale autogol, si chiedono tutti, era davvero necessario per salvare Brancher da un processo che, dati i tempi geologici della nostra Giustizia, non si sarebbe concluso prima dei festeggiamenti per i duecento anni della Repubblica? "A pensar male si fa peccato, ma certe volte ci si azzecca", diceva Andreotti. E se l'esecutivo avesse considerato come male minore l'incredibile danno d'immagine e le sue conseguenze? Se il male maggiore fosse celato nelle carte di Brancher, e fosse tanto "maggiore" da poter mettere a repentaglio la sopravvivenza dell'esecutivo più di questo colossale autogol? Non possiamo saperlo. Magari, semplicemente, hanno fatto troppo affidamento sulla durata della Nazionale e il relativo effetto anestetico dei mondiali di calcio sull'opinione pubblica. articolo pubblicato il: 28/06/2010 ultima modifica: 28/07/2010 |