" A viso aperto "
Al Capo d'Italia
Gabriele d'Annunzio
*26 sett. 1936
Al Capo del Governo,
al Capo d'Italia
Benito Mussolini
In Roma
Mio caro Compagno,
più che mai caro,
certo tu hai sentito quanto
io ti sia stato prossimo
in questi giorni
del tuo alto e
vero e pacato
eroismo.
Tutta la mia arte
migliore, quella ansiosa
di grandezza, si tendeva
dal mio profondo
nell'ansia di scolpire la
tua figura grande,
mentre tu solo
contro gli intrichi
de' vecchi contro
le falsità degli ipocriti
contro le paure degli
esausti difendevi la
tua patria la mia patria,
l'Italia l'Italia
l'Italia, tu solo a
viso aperto.
La parola di Dante
ti s'attaglia. E l'ombra
di Farinata più s'è
dritta su dall'avello
rovente. A viso
aperto.
Ti ho ammirato
e ti ammiro in ogni tuo
atto e in ogni tua
parola. Ti sei
mostrato e ti mostri
sempre pari al destino
che tu medesimo
rendi invitto e immoto
come una legge come
un decreto, non come
un novo ordine ma come
un ordine eterno.
Tu non ancor
sai che io mi son
messo a tradurre la tua
orazione stupenda alle
genti d'Irpinia nel
latino dei Comentarii
ma non senza qualche
acerbità sallustiana.
Questo latino
ignudo, più che
qualsivoglia acutezza
d'indagini, svela
gli spiriti della tua
eloquenza.
Vorrei che stampato
fosse innanzi a
un volume di tuoi
discorsi invece del
Proemio.
O Compagno,
non ti insudiciare nel
rivolgerti alla gravedente
Cloaca di
Ginevra.
Irremovibile sii
frenando la tua pacata
ilarità.
Ti abbraccio.
E ti domando di morire
per la tua causa che
è la mia ed è quella
del Genio latino
indomito. Carico d'anni
e sazio di solitudine,
voglio alfine
morire per la
nova antica Italia.
Ben merito io questo
premio alla mia fede integra.
*Dal Vittoriale degli
Italiani: nel settembre di Ronchi 26 - 1936
Gabriele d'Annunzio.
Per desiderio del Poeta, accolto dal Duce,
viene anteposta al presente decimo volume degli
"Scritti e Discorsi di Benito Mussolini" la lettera
" A viso aperto " di Gabriele d'Annunzio al Capo d'Italia.
" Mio caro Compagno,"..........che dire di fronte ad un documento autografo di così grande importanza storica. A prescindere di qualsiasi ideologia politica è senza dubbio un esempio di limpida lirica poetica che seppur vestita di forma epistolare, rappresenta una formidabile sintesi della dimostrazione di amicizia e di affetto tra due uomini che comunque si pensi hanno lasciato un grande segno nella storia d'Italia. L'analisi di questa lettera meriterebbe più spazio ed approfondimento. Per me è senza dubbio una scoperta e non so quante persone in Italia conoscano l'esistenza di questo scritto. L'elemento che più mi ha colpito, nell'analisi dello scritto, è quello che si riferisce alla richiesta di d'Annunzio a Mussolini di " morire per la tua causa che è la mia ed è quella del Genio latino ". Siamo nel settembre del 1936 e nulla fa presumere il precipitare degli eventi che da lì a tre anni avrebbero sconvolto l'Europa e il mondo. Il 1936 è forse uno degli anni del massimo consenso del Duce. Perché allora predire e richiedere il sacrificio della vita al Duce? E' senza dubbio una lettera emblematica che va sicuramente meglio analizzata anche in considerazione del fatto che d'Annunzio morì poco meno di un anno dopo. " Carico d'anni e sazio di solitudine, voglio alfine morire per la nova antica Italia. " E' forse uno stupendo testamento da lasciare ai posteri? "per la nova antica Italia" parole stupende che racchiudono 2000 anni di italica storia.