Accompagnato dalla band composta da Mirco Mariani alla batteria, Michele Vignali al sassofono, Enrico Lazzarini al contrabbasso e Giancarlo Bianchetti alle chitarre, Capossela dà vita a una grande festa che celebra un album che ha segnato per sempre la canzone d’autore italiana, ma non solo: ci sarà anche spazio per altri dischi che quest’anno sono toccati da ricorrenze importanti.
«Più che un disco, Il Ballo di San Vito è stato una vicenda» spiega il cantautore. Una storia nata tra le città e le statali fangose della pianura, sospinti nel paese come in un grande flipper.
Pubblicato nel 1996 e inciso tra Bologna e altre case temporanee, Il Ballo di San Vito fu una dichiarazione di poetica. Una commistione inedita di jazz, blues, tango, musica popolare e ironia coltissima, con arrangiamenti che portano il segno di un’intera comunità sonora, a cui partecipò anche il chitarrista Marc Ribot nella prima di varie collaborazioni con Capossela.
Non è dunque solo un anniversario, quanto piuttosto un’occasione per rimettere in circolo quelle canzoni, come si riapre una pista da ballo rimasta chiusa troppo a lungo. Perché Il Ballo di San Vito non è mai stato un disco da ascoltare seduti. L'infiammazione che l'ha generato costringe al movimento. Del resto, anche dopo trent'anni, il muschio non si è formato sopra il sasso.
articolo pubblicato il: 06/08/2026