
La campagna riprende una celebre vignetta delle Camere Penali: un arbitro che indossa la maglia di una delle due squadre di calcio. Un paradosso visivo che diventa messaggio politico e istituzionale: chi giudica non può appartenere alla stessa “squadra” di chi accusa. Il messaggio dei manifesti traduce in modo immediato il cuore del referendum: la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri come condizione per una giustizia credibile, fondata su equilibrio, terzietà e fiducia dei cittadini nel processo.
“È una battaglia storica delle Camere Penali e un messaggio che da anni portiamo nel dibattito pubblico. Per questo abbiamo scelto un’immagine semplice e diretta: l’arbitro non può indossare la maglia di una delle due squadre. Chi giudica deve essere terzo rispetto alle parti e non può essere percepito come appartenente alla stessa squadra dell’accusa. Senza un giudice realmente terzo, non può esistere un processo equo”, afferma Francesco Petrelli, presidente del Comitato Camere Penali per il Sì.
articolo pubblicato il: 18/02/2026